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Il Messaggero Cronaca di Roma La madre: all’ospedale mi dissero che poteva rimanere menomato

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La mamma di Marcus si dispera. «Dolore su dolore. Perché dicono che questo bambino non lo volevo?», si sfoga Jacqueline De Vega con il suo legale, l’avvocato Danilo Granito. «Per un mese mi sono tirata il latte per darglielo, come fanno tutte le mamme. Perché dicono che aveva un’infezione? Io non ho mai saputo di infezioni». Neonato prematuro, ma sano: questo sapeva lei. E i primi risultati degli esami sul bambino morto all’ospedale San Giovanni lo confermerebbero.
Jacqueline De Vega, la filippina di 28 anni che ha perso il figlio ricoverato al reparto di Neonatologia forse per un errore di chi lo assisteva, non è ancora tornata a lavoro. Per qualche giorno si è allontanata da Roma per raggiungere al mare la moglie dell’avvocato alla cui dipendenze lavora come colf. Alla mamma di Marcus nessuno ha parlato dello scambio di flaconi, lei ha sempre saputo che il bambino sarebbe morto per cause naturali, una crisi respiratoria. Addirittura un medico l’avrebbe consolata spiegandole che «la mancanza di ossigeno era durata così a lungo che il neonato, qualora fosse sopravvissuto, avrebbe rischiato delle gravi menomazioni. Quindi, tutto sommato, non c’era da augurarselo», così ha raccontato la filippina al legale. Una sofferenza respiratoria il neonato l’aveva già avuta, ma era riuscito a superarla. … … Maria Lombardi

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