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Il Messaggero Cronaca di Roma | «Lo giuro, il mio bimbo era nato morto»

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Piange Marika e racconta la sua verità. Il momento del parto, la voglia di avere quel bambino, la morte e la follia. È ancora in ospedale, al San Camillo, dove è stata ricoverata per l’emorragia. Ieri ha risposto alle domande del gip Giuseppina Guglielmi che l’ha interrogata nel reparto di Ostetricia. LA RICOSTRUZIONE «Lo volevo il mio bambino – dice – Non gli avrei mai fatto del male. Non ho mai pensato all’aborto. Quando ho visto che era nato morto, che aveva gli occhi chiusi, che non emetteva neanche un vagito, ho cercato di rianimarlo e poi, disperata, l’ho avvolto in una maglietta e l’ho tenuto con me, per tutta la giornata. Non avrei mai voluto separarmene». Marika S., la 25enne della Magliana che giovedì all’alba ha partorito in casa un bimbo, e poi se l’è portato in giro chiuso in una busta, ha parlato per la prima volta con i magistrati. Per più di un’ora ha risposto alle domande del gip, nel reparto di ostetricia, dove, ancora in condizioni fisiche precarie, è sorvegliata dalla polizia. Una ricostruzione che non deve aver convinto il gip che, dopo l’interrogatorio, ha convalidato l’arresto con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. L’AUTOPSIA Intanto il pm Paolo D’Ovidio aspetta i risultati dell’autopsia. Solo se dall’esame, affidato al medico legale Costantino Ciallella, dovesse emergere che il bambino è nato morto, per la giovane potrebbe cadere l’accusa di omicidio. «È vero – ha continuato – ho tenuto nascosta la gravidanza, ma solo perché con il papà del piccolo non c’erano più contatti: non sapevo come giustificarla. Questo non significa che avrei voluto la sua morte.

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