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Lo scandalo del calcio? Da noi chi e limpido non ha molta fortuna

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Mario Monti ha avuto il merito, da commissario europeo, di bloccare la vergognosa legge «salva calcio» proposta dal governo Berlusconi per ridurre i debiti del Milan e incidentalmente anche di tutte le altre squadre di calcio italiane, a spese dei contribuenti. Già all`epoca fu un bersaglio degli strali del popolo del calcio. Tanto più in questi giorni, dopo aver proposto il blocco del campionato per due o tre anni, come risposta agli scandali a ripetizione. È evidente che al professore il calcio non piace. Bloccare il campionato sarebbe una follia. Non saprei, fra l`altro, come spiegarlo a mio figlio di dieci anni che ha scoperto la passione per il pallone e ormai parla di tattiche come Caressa. Ma non mi piace nemmeno la totale assenza di reazioni da parte degli appassionati al fatto che il calcio italiano, come evidenziano le inchieste, è per buona parte in mano alle mafie. Intendiamoci, il business delle scommesse, esploso a livelli incredibili negli ultimi anni (il 60 per cento del commercio sulla rete), costituisce una minaccia per tutti i campionati del mondo. Ma negli altri Paesi gli scandali scoppiano ogni dieci, quindici anni. In Italia ogni due o tre. Segno che il sistema è marcio. Segno anche che il governo del calcio è del tutto inadeguato ad affrontare il problema. La federazione non ha fatto nulla dopo il primo, il secondo, il terzo scandalo. Il capitano della nazionale, Buffon, se ne esce con una filippica contro i magistrati che sembra presa da una registrazione di Ghedini. In passato i pochi che hanno osato denunciare le storture del calcio, dalla corruzione al doping, hanno pagato con l`ostracismo dall`ambiente. Uno dí questi è il meraviglioso Zdenek Zeman, una delle poche figure di persone limpide. Ma Zeman, che è italiano, e anzi un italiano di cui andare fieri, viene comunque da fuori. Ora, perché la corruzione in politica evoca strali comuni e quella nel calcio trova tante complicità? Perché in politica ha vinto questa strana idea populista per cui gli italiani brava gente non sono responsabili delle malefatte della classe dirigente. Loro vorrebbero eleggere dei galantuomini capaci, ma per colpa del fato a ogni elezione vincono dei manigoldi, piovuti da Marte, frutto di un complotto ordito altrove. Ma il calcio no, il pallone è sacro. Non si può ammettere che anche il nostro campionato sia il più corrotto d`Europa, il peggio amministrato, popolato di mafiosi e delinquenti a tutti i livelli, dai capi ultras ai presidenti. Perché allora bisognerebbe riflettere sulla complicità di massa che circonda l`illegalità. Meglio dire che si tratta di poche mele marce, piccoli clan, probabilmente stranieri infiltrati.  (Il Venerdì di Repubblica – Curzio Maltese)

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