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TGCOM, anno giudiziario no a “processi mediatici”

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TGCOM – Anno giudiziario: L’inaugurazione dell’Anno giudiziario in Cassazione è diventato il terreno di scontro, duro, tra magistrati, governo ed ermellini. Ieri il primo presidente di Cassazione, Giovanni Canzio, ha acceso la miccia contro i pm, come leggiamo su TGCOM accusati di “autoreferenzialità” e di condurre “processi mediatici”, con il risultato di creare un’opinione pubblica disorientata dal corto circuito tra “giustizia attesa e giustizia attuata”, tra le accuse formulate e indirizzate dal pregiudizio dei media e l’esito delle sentenze assolutorie o condanne miti.

TGCOM – Canzio: “Più controllo sulle indagini, basta processi mediatici”

Tanto che “merita di essere presa in seria considerazione la proposta di aprire talune, significative finestre di controllo giurisdizionale nelle indagini, piuttosto che prevedere interventi di tipo gerarchico o disciplinare”. Canzio ha anche segnalato “l’urgenza di un intervento riformatore, diretto a restaurare le linee fisiologiche del giusto processo, secondo criteri di efficienza, ragionevole durata e rispetto delle garanzie” (Corriere della Sera).

Il primo presidente di Cassazione ha anche parlato dell’inutilità del reato di clandestinità (“mentre la configurazione di un illecito e di sanzioni amministrative, fino all’espulsione, darebbe risultati più concreti”), “dell’esigenza di una urgente ridefinizione legislativa delle procedure” relative alle richieste di asilo, e della necessità di “una legge che regoli l’adozione delle coppie dello stesso sesso”.

TGCOM - Anno giudiziario

TGCOM – Anno giudiziario

All’inaugurazione la presenza politica è stata massiccia, da Mattarella a Gentiloni, dai presidenti di Camera e Senato al ministro della Giustizia Orlando (che parla di “indifferibilità della riforma penale” come si legge dalla Repubblica), ma a far notizia è soprattutto l’assenza dell’Anm, che ha deciso di disertare la cerimonia dopo le polemiche legate alle pensioni dei magistrati. Secondo il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, si tratta di “una norma discriminatoria, inopportuna e incostituzionale”.

Legge elettorale

“Abbiamo due leggi elettorali fatte dalla magistratura. E quando deve intervenire la magistratura vuole dire che chi ha fatto quella legge con molta probabilità non ha fatto bene il suo mestiere”. Le parole di monsignor Nunzio Galantino colpiscono duramente il mondo politico ancora intento a valutare i pro e i contro della sentenza della Consulta sull’Italicum. Il segretario della Cei invita anche i contendenti a lasciar perdere lo scontro su quando andare a votare e pensare di più ai problemi dei cittadini.

Le elezioni, dice Galantino, non devono essere “un diversivo”, “un’occasione di rivincita e di misurazione della forza dei partiti”, ma devono servire a “dare una risposta concreta alle domande, anche drammatiche, degli italiani”. Lo stesso, inoltre, si domanda “come mai i 20 miliardi per le banche, sia pure come garanzia”, sono stati subito trovati, mentre “si sono rimandati i decreti attuativi dei provvedimenti per la famiglia?”.

Un affondo contro tutti, maggioranza e opposizione, che si conclude con un monito: “È il momento della responsabilità: non si combatte il populismo con altro populismo. Servono, per esempio, politiche attive per i giovani e il Mezzogiorno”. Nei palazzi destinatari dell’affondo della Cei il tema dominante però resta quello di quando e come votare.

In questo clima è il presidente del Senato, Pietro Grasso, a invitare alla prudenza: “L’intesa tra partiti deve esserci, il Parlamento deve pronunciarsi. Sono convinto ci debba essere un testo parlamentare su cui i partiti si confrontino”. Dal canto suo Beppe Grillo ha rivolto un appello al capo dello Stato: “O elezioni subito o una esortazione a tutte le forze politiche a seguire il Movimento 5 Stelle nella rotta anche da lei indicata e applicare anche al Senato le nuove regole valide per la Camera”. Silvio Berlusconi, da parte sua, ha continuato a insistere su una nuova legge votata dal Parlamento.

 

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