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Civitavecchia, sos ‘rovistaggio’ nei cassonetti dei rifiuti

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Sos «rovistaggio» nei cassonetti dei rifiuti a Civitavecchia. Nel mirino dell’amministrazione comunale, che ha disposto specifici controlli, sono finiti gli oltre cento migranti richiedenti asilo, per lo più scappati dalla Libia, che si trovano nella ex caserma De Carolis trasformata in Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Si tratta di immigrati provenienti per lo più dall’Africa sub-sahariana e profughi afgani e pachistani indicati come i più dediti a rovistare nei cassonetti. «Nei prossimi giorni, attraverso la polizia municipale, sarà avviato un monitoraggio sull’incidenza degli stranieri del centro per richiedenti asilo della ex caserma ‘De Carolis’ nel fenomeno del rovistaggio dei cassonetti», ha annunciato in un comunicato l’assessore alla Protezione Civile del comune di Civitavecchia , Andrea Pierfederici (Pdl). La precisazione dell’assessore segue quanto sostenuto dal collega all’Ambiente, Giancarlo Frascarelli (Pdl), che aveva attribuito la scarsa igiene della città all’abitudine di non meglio specificati «stranieri» di rovistare nei cassonetti delle immondizie. «Abbiamo conferme – spiega ora Pierfederici – sul fatto che il fenomeno sia in qualche misura causato anche da ospiti della ‘De Carolis’, alcuni dei quali dediti non solo al rovistaggio, ma anche all’accattonaggio. Di ciò – prosegue l’assessore – abbiamo già informato la cooperativa che gestisce il Centro, oltre alla Polizia Municipale che identificherà i responsabili ed adotterà i provvedimenti del caso». Dopo aver ricordato che agli ospiti della De Carolis viene fornito tutto l’occorrente, sia in termini alimentari che igienico sanitari, ed aver invitato la cittadinanza a non dare agli stranieri, nè l’elemosina, nè elettrodomestici o altri oggetti in disuso, Pierfederici spiega che «il rovistaggio e l’accattonaggio sono dovuti a forme culturali presenti in alcune zone dell’Africa sub – sahariana, in particolare nelle bidonville alla periferia dei grandi agglomerati urbani, ed attestano la grande disperazione che caratterizza le zone di provenienza di queste persone»

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