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Emergenza carceri, Lisiapp: “Nella regione lazio è uno stillicidio di numeri”

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Ormai abbiamo superato quota 6.565 detenuti. Particolarmente preoccupanti i casi di Latina, Cassino e circondario di Roma senza dimenticare la struttura di Frosinone. La denuncia arriva dal segretario generale aggiunto del Lisiapp (libero sindacato appartenenti polizia penitenziaria) dr. Luca Frongia che a margine di quanto si sta svolgendo in senato e al consiglio regionale sulle sedute straordinarie dove si sta discutendo proprio sulle problematiche di sovraffollamento e carenza di organico della polizia penitenziaria. A questo sottolinea il segretario Frongia da gennaio ad oggi, i reclusi sono aumentati nella sola regione lazio e si siano attestati sempre al di sopra dei 6500: sono questi i dati che certificano, in maniera inequivocabile, l’inutilità nel Lazio della “legge svuota carceri” o come per esempio dell’ultimo indulto di qualche anno fà. «Ormai – ha detto il numero due del Lisiapp – Frongia – non si parla più del provvedimento varato dal governo a dicembre che, secondo le stime, avrebbe dovuto svuotare le carceri concedendo la possibilità di scontare agli arresti domiciliari l’ultimo anno di pena. Nella nostra regione non solo non si sono visti i benefici ma, anzi, i reclusi continuano a crescere in maniera impressionante, con tutte le drammatiche conseguenze che questo implica». Infatti, dopo un leggero decremento delle presenze registrato a inizio anno, il trend dei reclusi nelle carceri della regione è tornato a salire, rispetto ad un anno fa quando i detenuti erano 6.082. Ancora senza soluzione i casi, da tempo segnalati dall’organizzazione sindacale Lisiapp, delle strutture di Rieti e Velletri dove oltre 700 nuovi posti restano utilizzati per carenza di personale di polizia penitenziaria. «Piano Carceri, legge svuota carceri; l’esperienza di questi mesi dimostra che la politica degli annunci spot è fallimentare – ha detto Frongia – Sovraffollamento, Inadeguatezza delle strutture, cronica carenza di risorse umane e finanziarie oltre che mancata condivisione delle problematiche degli uomini e delle donne della polizia penitenziaria e tutte le altre criticità del pianeta carcere dovrebbero essere risolte con un intervento strutturale che parta dalla politica. Purtroppo, in questo momento, le priorità dell’agenda politica sono altre»

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