Il Lazio per la mobilità sanitaria verso altre regioni dovrà pagare 75 mln di euro

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    «Con la riorganizzazione dell’offerta sanitaria messa in campo dalla presidente Polverini in qualità di commissario ad acta che prevede tagli, accorpamenti, riconversioni e finanche chiusure dei presidi ambulatoriali e ospedalieri quel cosiddetto turismo sanitario che, nel Lazio rappresentava uno dei fiori all’occhiello tra le eccellenze del centro Italia, viene definitivamente cancellato. Anzi, piuttosto il Lazio per la mobilità sanitaria verso altre regioni, nel 2010 dovrà pagare fino a 75 milioni di euro. Quando invece la Lombardia incassa oltre 444 milioni di euro per le prestazioni interregionali, l’Emilia Romagna 358, mentre nel Lazio l’unico a fare cassa è l’ospedale Bambino Gesù con un attivo interregionale di 161 milioni». Lo ha dichiarato in una nota il segretario regionale della Fials Confsal Gianni Romano: «Ma la perdita di 75 milioni di euro di risorse per il Lazio è solo agli inizi infatti quando il taglio dei posti letto inizierà a funzionare a regime ci saranno sempre meno servizi e sempre più viaggi della speranza fuori Regione. Infatti sembra quasi che siamo prossimi a inaugurare una nuova forma di pellegrinaggio: quella della sanità itinerante come ci fa facendo vedere il ‘modello Polverinì che manda i camper in giro per la città a fare le visite specialistiche gratuite. Purtroppo però – ha aggiunto Romano – l’offerta dei camper è per ovvi motivi totalmente insufficiente oltre a raggiungere un numero davvero esiguo di persone. Oltre al fatto che chi ha davvero bisogno di esami clinici veloci è costretto anche a improntare cifre importanti per recarsi nelle regioni limitrofe. Infatti seppur fuori dai confini regionali il cittadino/utente paga comunque lo stesso ticket per prestazioni nei tempi le spese di viaggio sono a carico delle proprie tasche. Per non aggiungere altro su eventuali spese di soggiorno per se stessi e unfamiliare accompagnatore. Una mortificazione anche per la professionalità dei nostri bravi operatori sanitari, che senza colpa alcuna subiscono attoniti una migrazione di malati verso altre regioni, dove la recettività degli ospedali, peraltro dotati di attrezzature medicali di avanguardia, permettono dei ricoveri più celeri». «Per cui – conclude Romano – i cittadini del Lazio oltre che versare le addizionali tra le più alte del resto di Italia, devono intraprendere pure i viaggi della speranza a meno di voler aspettare anche un anno e mezzo per una ecografia addominale, fino a 2 mesi per una tac, oltre 3 mesi per una visita oculistica, 4 mesi per una mammografia e molte volte alcuni mesi per un ricovero ordinario. Senza contare che le ripercussioni sulla capacità deglioperatori sanitari e sulle eccellenze sono totalmente deleterie. Bisogna quindi fare degli investimenti mirati per recuperare il terreno perso in competitività con la Lombardia e con l’Emilia Romagna, le riconversioni degli ospedali e il taglio dei servizi sanitari sono stati un vero fallimento come dimostrano i milioni di euro che si dovranno pagare per la mobilità passiva dei residenti nel Lazio. Se la presidente Polverini non avvia un cambio di rotta il servizio sanitario regionale finirà senza più risorse da investire e pazienti da curare».

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