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Pomezia, lavoratori Sigma-Tau presidio ad oltranza. 400 dipendenti in cassa integrazione per 12 mesi

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I lavoratori della Sigma Tau di Pomezia organizzano da questa mattina «un presidio ad oltranza», come «estrema azione contro la decisione della proprietà di porre in cassa integrazione ben 569 lavoratori – si legge in una nota – nonostante un bilancio in attivo e le numerose sovvenzioni statali, regionali e provinciali ricevute in questi anni». Secondo la Rsu della Sigma Tau, nell’incontro convocato con i sindacati l’azienda, «che affida una trattativa strategica per la sua sopravvivenza ad un consulente, non ha mostrato di aver recepito lo spirito del verbale siglato al ministero dello Sviluppo economico, che la impegnava a valutare ‘misure, dimensioni, tempi e/o strumentì anche diversi da quelli inizialmente proposti per gestire la difficile situazione. L’azienda è rimasta sulle proprie posizioni, confermando la volontà di ricorrere a Cigs e terziarizzazioni nei numeri già indicati e precludendo, di fatto, il raggiungimento di un accordo». La Rsu e le organizzazioni sindacali precisano che, «se la Sigma Tau e il gruppo fanno registrare una perdita, a questa fa da contraltare un ‘patrimonio nettò del gruppo in forte crescita, sebbene ‘spostato contabilmentè su consociate anche estere; questo patrimonio netto del gruppo dovrà essere usato come garanzia per ottenere le risorse economiche che consentano di gestire in maniera indolore la vertenza aperta». L’«interesse prioritario di questo sindacato è ricercare un accordo, ma non siamo disponibili a svendere i lavoratori ed il loro futuro», avverte la Rsu. «Chi, all’interno degli organi decisionali del gruppo, teorizza il mancato accordo finale come via di uscita dalla situazione di stallo che si è venuta a creare – concludono i sindacati – sappia che rischia di accollarsi i costi incalcolabili di un conflitto sociale durissimo che inevitabilmente danneggerà la stessa azienda».

La Sigma Tau Spa farà ricorso alla Cig straordinaria per crisi aziendale «per un periodo di 12 mesi». Una misura «a oggi prevista per circa 400 dipendenti, di cui 200 nello stabilimento di Pomezia». Lo precisa in una nota l’azienda farmaceutica, dopo che i lavoratori hanno annunciato da questa mattina un presidio di protesta «ad oltranza» a Pomezia. «Questo – prosegue Sigma Tau – secondo la procedura avviata presso la Regione Lazio lo scorso 28 novembre e dichiarata regolarmente conclusa in data 10 gennaio 2012 dagli Uffici competenti. Si ricorda che il numero dei lavoratori in cassa integrazione si è ridotto di oltre 100 unità rispetto alle 569 previste dalla procedura e che, a seguito dell’intervento della Regione Lazio, a tale personale verrà proposta una nuova ricollocazione nelle aziende coinvolte nel processo di terziarizzazione delle attività non strategiche della Società». La Società inoltre informa che «pur a fronte di un mancato accordo sindacale e aderendo alla richiesta della Regione Lazio, provvederà ad anticipare mensilmente il trattamento di Cigs previsto». Sigma Tau aggiunge però che «non può rinviare ulteriormente l’utilizzo di tale ammortizzatore sociale» e ha già manifestato «nelle opportune sedi la disponibilità sia alla gestione attiva del piano di esuberi, attraverso strumenti quali l’outplacement e la formazione per il sostegno al ricollocamento, che alla valutazione di una procedura di mobilità con un sistema di incentivazione, successivamente all’implementazione positiva del piano di risanamento». Il rilancio e la salvaguardia nel medio-lungo termine della localizzazione di Pomezia sul fronte produttivo e su quello della ricerca, «secondo un nuovo modello organizzativo, richiede – evidenzia l’azienda – il recupero di efficienza e un’efficace rifocalizzazione strategica in tempi rapidi. L’operazione di risanamento – sottolinea – non è quindi più rinviabile, dato che gli azionisti sono fermamente impegnati ad evitare qualsiasi aggravarsi ulteriore della crisi». Infine l’azienda auspica il proseguimento del confronto con le organizzazioni sindacali, «con l’obiettivo comune di superare le sfide che impone l’attuale scenario dell’industria farmaceutica italiana e creare così le condizioni durature affinchè l’azienda rimanga un importante punto di riferimento per l’economia dell’area».

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