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Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli – recensione

Shang-Chi

Dopo il ritorno in sala di Black Widow è tempo per i Marvel Studios di far debuttare sul grande schermo un nuovo personaggio molto promettente: Shang-Chi! 

Non è mai semplice introdurre un nuovo eroe al grande pubblico, non lo è stato quando si è trattato delle origin story di pesi massimi quali Thor e Captain America, figuriamoci quali sono i rischi nel far debuttare un eroe praticamente sconosciuto a chi non è fan del prodotto fumettistico e, in un certo senso, di nicchia anche per chi i fumetti li mastica.

Il rischio nell’operazione appare dunque evidente, tanto più che l’eroe in questione è il primo supereroe orientale a debuttare nella storia del cinema occidentale con una pellicola tutta sua! Ma i Marvel Studios ci hanno abituato a restare sorpresi, e anche questa volta non hanno deluso le aspettative.

Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli inizia nella Cina imperiale, mostrandoci la “nascita” di una figura da noi già incontrata nelle pellicole precedenti, anche se solo indirettamente: Il Mandarino.

Già, proprio il terrorista dietro alla terribile organizzazione dei Dieci Anelli che fu assoldata per rapire Tony Stark involontariamente dando inizio alla sua trasformazione in Iron Man. Dopo l’apparizione poi rivelatasi un bluff nel terzo capitolo dedicato al vendicatore in armatura non abbiamo più sentito parlare di questa figura nell’ombra, che ora è pronta a prendersi tutte le luci della ribalta. Il Mandarino, che risponde in realtà al nome di Wenwu,  vive e conquista da millenni grazie all’utilizzo dei suoi dieci anelli “magici”, artefatti dall’origine sconosciuta che gli conferiscono immortalità e poteri straordinari in battaglia. Ma anche il più spietato conquistatore ha un cuore e l’amore porterà Wenwu a rinunciare ai suoi desideri di conquista in favore di una vita felice insieme a sua moglie e ai suoi due bambini. Uno di questi due risponde al nome di Shang-Chi e in un rapido flashforward…lavora come parcheggiatore nella ridente San Francisco insieme alla sua amica Katy. Shang-Chi però ha ricevuto una lettera da sua sorella perché le cose per lui stanno per prendere una brusca svolta.

Non approfondisco oltre la trama perché la pellicola diretta fluidamente da Destin Daniel Cretton e scritta dallo stesso regista insieme a David Callaham gode di una sceneggiatura ricca, piena di sorprese e scoperte che è un vero piacere vivere genuinamente in sala mentre si resta contemporaneamente a bocca aperta di fronte a meravigliose scene d’azione e a splendidi mondi che si aprono di fronte ai nostri occhi.

Shang-Chi è un grande successo per i Marvel Studios, che ancora una volta riescono a dare una origin story divertente, originale e coinvolgente anche ad un eroe poco conosciuto ai più, facendolo entrare direttamente nel cuore di chi guarda con naturalezza e piacere. A mettere in scena la storia un cast variegato che si incastra perfettamente, Sim Liu è perfetto nel ruolo di Shang-Chi, così come Tony Leung nei panni del Mandarino. Irresistibile Awkwafina, che travolge con la sua comicità ma fa anche emozionare in molte scene. Non che il talento dell’attrice sia una sorpresa per chi l’ha già vista all’opera in altre pellicole, su tutte The Farewell.

Ultimo, ma non di poca importanza, il film si inserisce naturalmente nel grande mosaico di pellicole del Marvel Cinematic Universe, grazie a riferimenti ad episodi del passato che hanno visto coinvolti alcuni dei personaggi e al coinvolgimento di Benedict Wong, nei panni di Wong, a fare da raccordo tra questo eroe e il mondo di eroi che già conosciamo. Un inserimento perfetto, che lascia solo la voglia di scoprire cosa aspetta Shang-Chi e come interagirà con il pantheon di eroi Marvel mai come adesso in evoluzione dopo gli eventi di Avengers: Endgame.

Un film d’azione supereroistica classico ma con venature orientali, una storia di famiglia emozionante, la consacrazione di un nuovo eroe. Shang-Chi è decisamente l’ennesimo colpo messo a segno dai Marvel Studios.

Luca Silvestri