Quantcast

The Falcon and The Winter Soldier – Recensione

I Marvel Studios presentano la loro seconda serie originale dopo il grande successo di Wandavision. I toni questa volta sembrano essere molto diversi, ma il risultato è ancora una volta un prodotto quasi perfetto. Cosa aspetta gli eredi dello scudo di Captain America?

 

Sam Wilson e James “Bucky” Barnes sono stati per anni le colonne al fianco di Captain America, ma ora la statua a cui facevano da contorno non c’è più, il che crea un enorme vuoto non solo per loro ma per l’America e per il mondo intero. È giunto il momento per i due eroi di fare un passo avanti, diventando entrambi qualcosa di più. Quale migliore occasione di un gruppo terroristico che sta seminando il panico perché vorrebbe riportare il mondo a com’era prima del “Blip”?

Questo è l’incipit da cui la serie parte per raccontarci, attraverso un viaggio di sole 6 puntate, lo sviluppo e la crescita di questo particolare duo di eroi. Ma chi sono Sam e Bucky?
Il primo è un supereroe in difficoltà, collabora con la US Air Force ma la sua situazione economica non è rosea e la mancanza di un “lavoro stabile” non gli permette di ottenere facilmente neanche i prestiti di cui avrebbe bisogno per salvare le proprietà della sua famiglia. In più è un uomo di colore in un America che non ha mai risolto i suoi profondi problemi razziali, ed è quindi costretto a convivere con gli atteggiamenti malati ma fin troppo comuni e radicati nella quotidianità statunitense.

 

Bucky ha avuto un passato non dei più facili, per usare un eufemismo. È stato un soldato, è  apparentemente morto per poi tornare in vita come macchina assassina al soldo dell’Hydra. Ha ucciso e ucciso e ucciso e ucciso, come un burattino senza volontà, ma non per questo sente meno suo il peso di tutte le morti causate e del dolore delle famiglie che ha privato di persone care.

 

Insomma i due protagonisti hanno una base di partenza tutt’altro che ottimale ma è qui che la serie mostra i muscoli, Falcon e il Soldato d’inverno, i due eroi, crescono ed evolvono di episodio in episodio. Mostrano le loro debolezze, si espongono e sbagliano per comprendere dai loro errori ed uscirne migliori. Una crescita costante nella, pur breve, serie che è il principale punto di forza di questo prodotto. Siamo di fronte ad una serie d’azione supereroistica, più vicina spesso ad una spy story, e un simile livello di profondità nell’animo dei protagonisti non è affatto scontato.
Per altro un encomio va proprio all’aspetto action del prodotto, praticamente tutte le scene d’azione sono adrenaliniche e spettacolari ed alcuni scontri saranno difficili da dimenticare.

Ma non voglio analizzare troppo lo sviluppo della trama, voglio soffermarmi su come Malcolm Spellman, al timone della serie, riesca a prendere due persone in difficoltà ed eroi ritenuti “di contorno” e a farne dei protagonisti per cui è impossibile non spalleggiare. Il modo in cui Bucky torna a sorridere, il modo in cui il rapporto tra i due si evolve, cresce e sboccia nelle puntate finali. Il modo in cui Falcon diventa naturalmente il Capitan America che Steve Rogers aveva già visto in lui donandogli il suo scudo, superando pregiudizi esterni ed interni.

Ovviamente i due non sono i soli personaggi al centro delle vicende raccontate ed il migliore dei “comprimari” è certamente il Barone Zemo interpretato magistralmente da Daniel Brühl.
Ironico, elegante, deciso e coerente con le idee mostrate durante la Civil War porta spesso a domandarsi se non sia il caso di parteggiare per lui! Impossibile non amarlo e non volerne di più.

Subito dietro troviamo il John Walker interpretato da Wyatt Russell, primo erede dello scudo di Captain America. Un personaggio dalla duplice faccia, un eroe di guerra, un soldato modello…ma con un animo rabbioso, un lato oscuro pronto a esplodere. In parte villain, in parte eroe, U.S.Agent sarà un personaggio da scoprire nelle prossime storie dell’universo cinematografico Marvel.

 

Un po’ sottotono infine gli antagonisti, i Flag-Smashers guidati dalla giovane Karli Morgentau (Erin Kellyman), spinti da una causa in parte condivisibile utilizzano modi tutt’altro che tali.
Solo Sam capisce che non si tratta di persone cattive, ma di persone portate all’estremo e prova fino alla fine a salvarli da loro stessi.

Restano la parte che meno mi ha convinto dell’intera serie, pur essendo veicoli di uno dei messaggi più importanti dell’intera serie.

 

L’idea di usare il “Blip” per trattare temi come l’immigrazione è quantomeno geniale, lì dove non c’erano più delle persone ora queste sono tornate e come gestire la nuova scomoda situazione?
La colpa dei Flag-Smashers è solamente quella di esistere e visti i modi reazionisti è facile bollarli come terroristi ma quello che c’è dietro è molto di più e ancora una volta sembra solo Sam l’unico ad accorgersene mentre il mondo cerca solo il modo più rapido e semplice per eliminare questo problema dai radar.
L’idea di raccontare cosa significa il razzismo negli Stati Uniti attraverso il percorso che porterà Sam Wilson a diventare Captain America potrebbe sembrare invece qualcosa di più “scontato”, ma non è affatto così.
Il modo in cui tematiche importanti come questa vengono affrontate nel corso di una narrazione dal respiro più ampio è encomiabile per come i temi riescano ad essere inseriti inizialmente subdolamente o apparentemente “dal nulla” (come la scena di Sam con il poliziotto in una delle prime puntate) per poi mostrarsi come i veri “mostri” che sono. Una modalità che potrebbe far storcere il naso ma che riesce a simulare la normalità con cui Sam vive quei comportamenti nei suoi confronti, il modo orribile in cui ogni afroamericano è costretto a conviverci. Vi spiazza?
Be’ è proprio quello che regista e sceneggiatore vogliono.  Pensate come può far sentire viverli sulla pelle.

 

Si, perché ciò che contraddistingue questo prodotto da tutti i precedenti prodotti Marvel Studios è che prende posizione attivamente su temi politici e culturali. Razzismo e immigrazione, confini e uguaglianza sono le tematiche che fanno da scheletro all’intera serie in ogni suo aspetto e tutte portano alla meravigliosa conclusione che è il discorso finale di Captain America al mondo politico e a quello economico. Un discorso semplice, perfetto. Il discorso che solo un animo puro come Captain America può fare schiettamente in faccia a chi questo mondo lo governa e lo governa male, sulla sofferenza di popoli interi anteponendo i propri interessi economici a quelli umani di interi popoli.

 

Insomma siamo di fronte ad un altro successo per le serie Marvel Studios, che prepara la scacchiera per interessanti scenari futuri e riesce a sorprendere ancora una volta per capacità narrative riuscite ed innovative.

 

Ora il prossimo appuntamento è Loki che debutterà l’11 giugno su Disney+, visti i precedenti non possiamo che essere impazienti di vedere cosa ha in serbo per noi il dio dell’inganno.

Luca Silvestri