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Wandavision

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I Marvel Studios debuttano nel mondo delle serie televisive e lo fanno confermando tutto quello a cui ci avevano abituato: qualità, coraggio e tanto tanto cuore.Pronti per Wandavision?

Non doveva essere questo il prodotto ad inaugurare l’ingresso nelle serie tv per gli eroi dei Marvel Studios ma, come fin troppo abbiamo sentito dire nel corso del 2020, “Il Covid ha cambiato i programmi in corsa”.
Andare fuori programma però non sempre si rivela un problema, anzi.

Wandavision si è infatti dimostrato il prodotto perfetto per raccontare una storia di supereroi in un serial tv.

Perfetto in maniera lampante già solo per il concept alla base, che è un vero e proprio viaggio nella storia delle serie tv (americane) avanzando di decennio in decennio fino a giungere ai giorni nostri, in un continuo esercizio di stile che non ha escluso nessun reparto della produzione cinematografica. Costumi, scenografie, fotografia, regia, recitazione, musiche, tutto ha visto una personalizzazione maniacale per ricreare la sensazione di star effettivamente guardando uno show del decennio protagonista di ogni specifica puntata. Maniacale, dicevamo, fino al punto di poter far sentire spaesati alcuni spettatori che da una serie con protagonisti la strega scarlatta e il sintezoide figlio di Ultron probabilmente non si aspettavano delle gag da commedia slapstick!
Ma come tutti i prodotti degli studios guidati da Kevin Feige nulla è lasciato al caso e l’inizio straniante lascia lentamente spazio alla vera storia che c’è sotto lo spettacolo in scena.
A partire dalla metà esatta della serie, ritmi e tempi delle puntate escono dai semplici format tv osservati fino ad ora per mostrarci cosa c’è fuori da quella televisione. Questa parte di narrazione vede protagonisti un team di personaggi già conosciuti ma che è stato un vero piacere poter approfondire meglio: l’agente FBI Jimmi Woo direttamente  da Ant-man and The Wasp, l’astrofisica Darcy Lewis che abbiamo conosciuto nei primi due capitoli della saga di Thor e la giovane Monica Rambeau che avevamo lasciato bambina nel corso di Captain Marvel e che ha alcune delle scene di maggior impatto dell’intera serie.
Wanda e Visione sono e restano ovviamente i mattatori dello show dall’inizio alla fine, in un lento percorso di scoperta e consapevolezza di ciò che vivono e contemporaneamente di ciò che sono o possono essere.
Elizabeth Olsen e Paul Bettany hanno qui l’occasione di mostrare senza limiti le loro capacità recitative come mai prima d’ora gli era stato possibile nelle produzioni Marvel e splendono della loro bravura dalla prima all’ultima puntata regalandoci alcuni momenti emotivi di grande spessore, facendoci versare più di una lacrima. Dal punto di vista recitativo un plauso va fatto certamente anche alla Agnes/Agatha interpretata da Elizabeth Shepherd che si è trovata addirittura in cima alle classifiche di ascolti musicali internazionali grazie alla sua performance! (ammettiamolo, tutti abbiamo canticchiato per giorni quella canzone!)

La serie non è esente da difetti ma per fortuna i pochi “passi falsi” restano contestabili e non rovinano l’opera nel suo complesso, su tutti forse il personaggio che più lascia l’amaro in bocca è il Pietro Maximoff interpretato da Evan Peters che diventa centrale per un paio di puntate e poi letteralmente viene relegato ai margini delle puntate, liquidando poi in maniera molto semplice la sua linea narrativa con un cliffhanger “ironico” che lascia più delusi che divertiti.
Un peccato poi che il finale abbia subito l’effetti dell’emergenza sanitaria sulla sua organizzazione produttiva, portando ad un episodio che, paragonato ai predecessori, sembra spesso frettoloso nel chiudere le cose non dedicando il giusto spazio ai personaggi di contorno; un difetto evidente e che la produzione stessa ha riconosciuto essere colpa proprio dell’averlo dovuto girare in questo particolare momento storico.
I difetti però sono lontani anni luce dalla qualità della scrittura della serie intera che vede invece una partenza lenta, una suspance crescente ed un ritmo incalzante dall’inizio alla fine.
Queste caratteristiche si sposano alla perfezione con la decisione di distribuire questa storia come debutto dei Marvel Studios nella narrativa televisiva “a puntate” e ancora di più con la scelta di distribuirle a cadenza settimanale, riportando milioni di spettatori ad attendere con ansia il venerdì per scoprire qualcosa in più sulle vicende dei due protagonisti in un susseguirsi di teorie online e tra amici alla fine di ogni puntata.
Un genuino fomento, o hype direbbero gli anglofoni, che ha portato la piattaforma di streaming Disney+ a crashare nella mattinata di lancio dell’episodio finale ma che ha pesato in molti casi anche sulla lettura del finale di serie da parte di alcuni appassionati. Il finale era su molti fronti distante dalle supposizioni di molti ma lontano da ciò che ci si immaginava non significa però brutto, anzi! Il finale chiude perfettamente la vicenda con una narrazione che unisce azione, romanticismo e dramma aprendo il futuro di tutti i personaggi coinvolti e lasciandoci, esattamente come ogni puntata, lì a fantasticare su cosa sarà dei vari personaggi nel loro futuro ma contenti e “pieni” del percorso da loro svolto, contemplando la loro crescita dall’inizio di questo viaggio che è appena finito e sappiamo bene che ci mancherà.

La Disney e i Marvel Studios però non lasciano nulla al caso e allora, noi orfani di Wandavision, possiamo tornare a sorridere grazie al debutto della  seconda serie originale  Marvel su Disney+ “The Falcon and the Winter Soldier” tematiche e stile sembrano essere completamente diverse ma personalmente già non vedo l’ora di poter tornare a visitare quel mondo di eroi, magici e non.

Luca Silvestri

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