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Le rubriche di RomaDailyNews - Favola

Favola della domenica – Il reame conteso

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    C’era una volta una bambina di nome Violetta. Era figlia di un re e di una regina che languivano in prigione da quando uno zio aveva usurpato il loro trono.

    La ragazzina era riuscita a fuggire e si era rifugiata nel bosco. Per il dispiacere, la voce le era diventata un sussurro. Poco dopo, si era accorta di aver acquisito un potere: riusciva a sentire i pensieri degli altri.

    Ogni tanto, si recava al paese vicino. “Ehi, vagabonda, esci dal mio giardino!” – “Se mi rubi del cibo, chiamo le guardie!”,  le gridavano ogni giorno gli abitanti.

    Violetta non si scomponeva. Aveva in mente un grande progetto. Prima o poi sarebbe riuscita a liberare i suoi genitori e a recuperare il trono.

    Un giorno le si avvicinò un ragazzo. Lo riconobbe. Era suo cugino, il figlio dell’usurpatore.

    “Mi sembra di conoscerti” le disse “vogliamo fare amicizia?”: Le mise una mano sul braccio.

    La ragazza fuggì. Con l’intuito più sviluppato aveva capito che le intenzioni del ragazzo erano malvage. Pregava intensamente perché qualcuno potesse aiutarla nel suo progetto.

    Una mattina fu svegliata da una voce femminile: “Svegliati, bella fanciulla”. Violetta si alzò in piedi di scatto. “Ho trovato tua madre. Vieni con me. Voglio portarti da lei”.

    “Chi siete?”. Percependo i suoi pensieri, si rese conto di trovarsi di fronte ad una maga.

    “Sono la maga Speranza. Vado in aiuto di chi si trova in difficoltà. La regina è riuscita a fuggire e ora si trova in una capanna in mezzo al bosco”.

    Violetta domandò: “Sapete anche dov’è mio padre?”

    “Nel suo palazzo, nei sotterranei. In una prigione ben più difficile da raggiungere…Ma ora andiamo”.

    Violetta, si accorse, cammin facendo, di avere la capacità di poter comunicare con suo padre.

    Egli, nella cella più buia e profonda della dimora reale, pensava: “Se solo potessi inviare un messaggio a Bertrando, il mio fedele capitano. Ora è in esilio ma pronto ad intervenire a qualsiasi mio ordine. Ma temo che mi creda morto. Vorrei dirgli che, passando dalle gallerie sotterranee del palazzo, potrebbe introdursi con i suoi soldati e cogliere gli usurpatori di sorpresa”.

    Violetta pensò che la sua voce, quasi scomparsa, serviva per farle percepire la voce degli altri, in particolare quella di suo padre. Fu felice del suo potere perché adesso avrebbero potuto organizzare la sua liberazione e la riconquista del regno.

    Intanto la maga si dirigeva verso un’apertura tra le fronde di imponenti alberi. Si introdussero in una capanna ben nascosta. La regina era seduta su una sedia, affranta. Quando le vide, esultò: “Figlia mia! Sei viva!”

    Si abbracciarono con trasporto. Erano molti mesi che non si vedevano: “Come troveremo il modo di liberare tuo padre?” disse la regina, in lacrime.

    “Sono certa che Violetta ha un segreto da svelarvi” disse allegramente la maga.

    La ragazzina confidò, con la voce appena accennata che, a causa della guerra che l’aveva obbligata a vivere sola ed errabonda in mezzo al bosco, aveva perduto la voce. Allo stesso tempo però, si era accorta di essere in grado di ascoltare i pensieri degli altri, sia vicini che lontani. “E’ stata una guerra tremenda. Non sapevo neanche se foste vivi o morti” concluse con un singhiozzo.

    La mamma la prese tra le sue braccia: “Figlia cara, ora è importante liberare tuo padre”.

    “So come farlo. Ho ascoltato i suoi pensieri. Cercherò di collegarmi con lui per farglielo sapere”.

    Il re, nel silenzio più assoluto della sua prigione, agitato come un leone in gabbia, credette dapprima che uno sciame di moscerini gli ronzasse intorno. Si fermò e acuì l’udito. Poco a poco i rumori si fecero più distinti. Iniziò a sentire nella mente una voce che gli parlava: “Papà, sono io, Violetta. Sono con la mamma e con la maga Speranza. Riesci a percepire i miei pensieri?”

    Il sovrano credette di essere impazzito ma poi, senza paura, rispose di sì: “Dove sei?”

    “Padre, ho ascoltato i tuoi progetti per riprendere il regno e il nostro palazzo. Se mi dici dove posso trovare il capitano Bertrando, noi tre ci recheremo da lui con un tuo messaggio”.

    Il padre glielo disse. Violetta lo riferì alle altre due. “Andrò io” disse Speranza. “Nessuno mi conosce e posso abbigliarmi in modo da passare inosservata. Voi restate nascoste. Ci sono abbastanza provviste per il poco tempo della mia assenza”.

    Nei giorni successivi Violetta e suo padre rimasero in contatto telepatico. Il re riprendeva forza e fiducia. Voleva essere pronto per i prossimi avvenimenti.

    Ricevuto il messaggio, Bertrando e l’esercito reale si misero in cammino per cercare, in aperta campagna, la galleria che portava nei sotterranei del palazzo. La trovarono e liberarono il sovrano. Con rinnovato vigore, il re si mise alla testa delle sue milizie. Ben presto, riuscì a riprendere il trono e a scacciare dalle sue terre il cugino e il suo arrogante figlio.

    Quale non fu la gioia della regina e di Violetta di ritrovarsi di nuovo insieme al re, nel loro bel palazzo e finalmente liberi di vivere e di volersi bene.

    Maria Rosaria Fortini

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