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Le rubriche di RomaDailyNews - Favola

Favola della domenica – La capretta fatata

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    C’era una volta una capretta che aveva deciso di allontanarsi dal suo gregge poiché aveva desiderio di scoprire che cosa ci fosse al di là del suo prato e del suo ovile.

    Conosceva i pastori, sempre silenziosi e indifferenti e aspirava a qualcosa di diverso dall’orizzonte che era abituata a vedere. Incontrò così un ragazzo di nome Romeo che camminava con una chitarra a tracolla.

    “Dove vai?” gli domandò.

    “Alla ventura” rispose Romeo.

    “Posso venire con te?”

    “Fai pure”.

    Venne la notte e la bestiola chiese: “Non hai curiosità di sapere che cosa brilla nel cielo?”

    “Sono le stelle”.

    “Vorrei riuscire a vederle da vicino”.

    “Stenditi sull’erba, addormentati e forse le vedrai”.

    L’altra seguì lo strano consiglio e le sembrò di camminare davvero tra gli astri luminosi. Mano a mano, tanti puntini dorati si posarono sulla sua groppa.

    Al risveglio, si mise a brucare l’erba. Al calar della sera, Romeo si accorse che la sua compagna aveva il dorso fosforescente.

    Di primo mattino, ripresero il cammino. Incontrarono un corso d’acqua. Per guadarlo, il ragazzo costruì una zattera. Tentarono di attraversarlo ma la corrente li riportò con forza a riva.

    Poco dopo, la capretta trovò una piccola sorgente. Bevve molti sorsi d’acqua poi disse al suo amico di salirle in groppa; avrebbero attraversato senza danno il torrente. Infatti, con estrema facilità, raggiunsero l’altra sponda.

    Si asciugarono accanto al fuoco. Il giovane raccontò alla sua amica speciale le storie della propria fanciullezza. Si sentì compreso. All’alba, ripartirono.

    “Dove andiamo adesso?” domandò la capretta, curiosa.

    “A vedere se il mio mondo di allora esiste ancora da qualche parte”.

    Ben presto, raggiunsero le pendici di un colle. Romeo andò alla ricerca di funghi e bacche per potersi sfamare. La sua compagna brucava ma, invece di mangiare solo erba, trangugiava fiori colorati.

    “Che cosa stai facendo?”

    “Ingoio profumi e colori per arrivare a capire i misteri della natura e dell’universo”.

    ‘Mi sono imbattuto in uno strano animale’ pensò Romeo.

    “Arriviamo fino alla cima” le disse.

    Camminarono di buon passo per qualche ora poi si fermarono per godere di uno straordinario panorama. Le montagne, che dalla valle si vedevano in lontananza, erano così vicine da poterle toccare. Il cielo azzurro faceva da cornice a quella visione ed entrambi si sedettero sull’erba pensando di non poter mai più assistere ad uno spettacolo tanto magnifico.

    La capretta iniziò a danzare fino a sollevarsi da terra tant’è che Romeo decise di chiamarla ‘Felicina’.

    Scendendo a valle, incontrarono altre caprette. Felicina mosse loro incontro e si trattenne a parlare fitto fitto.

    Dopo aver suonato e cantato per lungo tempo, Romeo le si avvicinò per pregarla di riprendere il cammino.

    “Io non vengo. Torna a prendermi domani” lo pregò Felicina.

    Nell’attesa, il giovane raggiunse un’osteria poco lontana. Entrò per cenare.

    “Sono tue quelle capre?” domandò alla ragazza che lo aveva accompagnato al tavolo.

    “Sì, brucano sempre qui attorno”.

    “La mia è quella più alta” disse orgoglioso Romeo.

    “Quella con il dorso fosforescente?” chiese la ragazza che si chiamava Ornella.

    “Come hai fatto ad accorgertene?”

    “Nelle notti stellate a volte le fate mettono i lumini sulla loro groppa”.

    “Sai anche che mangiano i fiori per coglierne i colori e il profumo e che bevono acqua da sorgenti incantate?”

    “Sì, non di rado le mie capre camminano a due centimetri da terra e risalgono la corrente del torrente”.

    Romeo, desideroso di restare, chiese alla ragazza se avesse bisogno di un aiutante. Ornella domandò al padre, che acconsentì.

    Di sera, dopo il lavoro, Romeo usciva all’aperto e, al chiaror delle stelle, intonava canzoni accompagnandosi con la chitarra per la gioia di Ornella e di un intero gregge di capre.

    Si ambientò benissimo, tanto da non voler più ripartire. Felicina, dal canto suo, gli disse che sarebbe rimasta con il gregge per sempre.

    Non passò molto tempo che, preso da irrequietezza, il giovane decise di rimettersi in viaggio senza Felicina. Riempì una sacca e si apprestò a salutare le sue amiche. Felicina lo osservava con aria di rimprovero e Ornella scappò infelice sul retro della casa rifiutando di salutarlo.

    “Che cosa cerchi ancora?” gli chiese la capretta.

    “Il mondo incantato della mia fanciullezza”.

    “Non l’hai ancora trovato?”

    Romeo si fermò a riflettere e si avvide che, per un mese intero, con la capretta fatata, aveva vissuto esperienze straordinarie come mai gli era successo da bambino. Inoltre, grazie a Ornella, aveva trovato l’amore.

    “Hai ragione, non ho più nulla da desiderare” esclamò convinto. “Resterò insieme a voi a lavorare e a cantare per il resto dei miei giorni”. Si affrettò a cercare Ornella per comunicarle la bella notizia e si sentì felice.

    Maria Rosaria Fortini

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