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Il Sistema Solare è al centro di una Bolla vuota

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    Il Sistema Solare è al centro di una Bolla vuota –

    Secondo uno studio del Center for Astrophysics Harvard & Smithsonian (CfA) e dello Space Telescope Science Institute (Stsci), pubblicato su Nature, il nostro Sistema Solare si troverebbe all’interno di una bolla vuota grande mille anni luce e sulla sua  superficie ci sarebbero  stelle e  costellazioni.

    Gli astronomi hanno ricostruito, per la prima volta,  l’evoluzione, in milioni di anni, della regione galattica in cui si trova la Terra ed avrebbero mostrato come una catena di eventi, iniziata 14 milioni di anni fa, ha portato alla formazione della bolla, responsabile della formazione di tutte le stelle vicine.

    Gli scienziati sapevano da decenni che il Sole si trova all’interno di una Bolla Locale, una cavità di plasma a bassa densità e ad alta temperatura circondata da un guscio di gas freddo e neutro e di polvere. Ma non erano certi  quale fosse la  forma e l’estensione di questo guscio e quando si era formato.

    Grazie ai dati inviati dalla missione Gaia, Agenzia Spaziale Europea, ideata per fare una mappa accurata delle stelle e degli oggetti presenti nella nostra Galassia e con l’aiuto di modelli matematici, i ricercatori hanno analizzato le posizioni precise, le forme e i moti del gas denso e delle giovani stelle entro 650 anni luce dal Sole ed hanno scoperto che quasi tutte le regioni di formazione stellare si trovano sulla superficie della Bolla Locale.

    Le tracce, ricostruite, di queste giovani stelle dicono che l’origine della Bolla è da attribuirsi alla nascita e successiva morte di un gruppo di stelle esplose in supernove 14 milioni di anni fa, proprio vicino al suo centro.

    L’espansione della Bolla Locale ha spazzato via il mezzo interstellare che è collassato in diverse nubi molecolari nelle quali sono nate nuove stelle. Secondo i calcoli degli astronomi, oggi si contano sulla superficie della Bolla sette regioni di formazione stellare. ”Abbiamo calcolato che circa 15 supernove si sono spente nel corso di milioni di anni per formare la bolla locale che vediamo oggi –  dice Catherine Zucker, Hubble fellow della Nasa allo Stsci e prima autrice dello studio. ”La bolla – aggiunge – continua a crescere lentamente. Sta viaggiando a circa 6,5 km al secondo. Però ha perso la maggior parte della sua forza e si è praticamente stabilizzata in termini di velocità”.

    Il prossimo passo, dicono gli scienziati, sarà quello di mappare più bolle interstellari per ottenere una visione tridimensionale completa delle loro posizioni, forme e dimensioni. Tracciare le bolle e la loro relazione l’una con l’altra, permetterà in definitiva agli astronomi di capire il ruolo giocato dalle stelle morenti nel dare vita a nuove stelle, e nel plasmare la struttura e l’evoluzione di galassie come la nostra.

    La domanda a cui rispondere, dice Zucker, è: “Dove si toccano queste bolle? Come interagiscono tra loro? Come fanno le superbolle a guidare la nascita di stelle come il nostro Sole nella Via Lattea?”.

    Rita Lena

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