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Oggi è la Giornata Mondiale degli Oceani

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    Oggi è la Giornata Mondiale degli Oceani –

    Oggi è la Giornata Mondiale degli Oceani. Istituita l’8 giugno 1992  durante il summit sull’ambiente di Rio de Janeiro, ha l’obiettivo di salvaguardare il “polmone Blu” della Terra, che rilascia buona parte dell’ossigeno che respiriamo  e che assorbe  un terzo dell’anidride carbonica prodotta di origine antropica.

    Il  tema di quest’anno, “L’Oceano: Vita e Sostentamento”, evidenzia l’importanza degli oceani per la vita culturale e la sopravvivenza economica delle comunità di tutto il  mondo: più di tre miliardi di persone, in gran parte nei Paesi in via di sviluppo, fanno affidamento sugli oceani per il proprio sostentamento. Gli oceani, infatti,  offrono  al genere umano cibo attraverso la pesca e  si stima che una persona su 5 dipenda dal mare.

    Il mare è anche un importantissimo regolatore del clima, ma questo grande territorio di acqua, il 70% della superficie terrestre è ricoperta dal mare, va aiutato, smettendo “la nostra guerra contro la natura”,  ha detto il Segretario Generale dell’ONU António Guterres in occasione della ricorrenza. Una pace che sarà cruciale per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, mantenendo l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi, e garantendo la salute dei nostri oceani per questa e le future generazioni, ricordando che gli ecosistemi marini hanno una capacità di immagazzinare la CO2 che è 50 volte maggiore di quella delle foreste tropicali, un filtro potente che va salvaguardato.

    Oggi, purtroppo, l’acqua degli oceani è malata: sempre più calda, sempre più acida e povera di ossigeno. Un degrado che, insieme alla pesca incontrollata,  minaccia la biodiversità.

    Ad aggravare una situazione già compromessa c’è anche la presenza di grandi quantità di  plastica di ogni dimensione che ogni giorno finisce in mare andando a formare le cosiddette isole di plastica o vortici di plastica  indistruttibili.

    Secondo Legambiente “se gli attuali trend d’inquinamento non verranno modificati, nel 2050 il peso della plastica presente nelle nostre acque supererà quello dei pesci. Un’emergenza che tocca profondamente anche il nostro mare, il Mediterraneo, che raccoglie grandi quantitativi di plastica e li restituisce in parte su coste e spiagge”.

    In proposito Legambiente ha promosso dal 14 al 28 maggio quella che è stata la 28esima edizione di Clean Up The Med, campagna per la riduzione dei rifiuti marini, coinvolgendo associazioni, università, comuni, enti pubblici, scuole e cittadini. Una delle più importanti iniziative di volontariato del Mar Mediterraneo, promossa da COMMON (COastal Management and MOnitoring Network for tackling marine litter in Mediterranean sea), finanziata da Eno CBC Med e coordinato da Legambiente.

    I mari italiani, per la loro particolare conformazione, sono in grande sofferenza e in occasione della giornata mondiale degli oceani anche l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) fa il punto sullo stato di salute dei mari italiani elencando una serie di punti critici. Ad esempio, il riscaldamento delle acque favorisce la presenza di specie aliene. Secondo l’Istituto : “sono 243 le specie identificate nei mari italiani di cui il 68 % è ormai stabile lungo le nostre coste. Le aree considerate a maggior rischio di introduzione sono i porti e gli impianti di acquacultura: in queste zone sono 47 le specie aliene rilevate negli ultimi anni delle quali 24 di recente introduzione”.

    C’è poi il problema della pesca non sempre sostenibile che mette in pericolo la biodiversità e le risorse marine. ”Nel Mediterraneo – puntualizza Ispra – il 75 % degli stock ittici sono sovrasfruttati, ma se pensiamo che 6 anni fa eravamo all’88%, siamo in una situazione in cui le azioni di sostenibilità stanno dando i loro frutti”.

    La nota dolente arriva con i rifiuti, non solo quelli che galleggiano o si riversano sulle spiagge, ma, soprattutto quelli che si trovano sui fondali  “dove si deposita più del 70% dei rifiuti marini dei quali il 77% è plastica. ”In alcune aree   dell’Adriatico –  spiega Ispra – per esempio si trovano più di 300 oggetti per Km2 e la plastica rappresenta più del 80%. È stato stimato, da alcuni nostri  studi, che un pescatore di Chioggia può arrivare a pescare fino a 8 tonnellate di rifiuti in un anno, ovvero 9 kg di rifiuti ogni 100 kg di pesce”.

    Nel Mediterraneo più del 63% di tartarughe marine ha ingerito plastica. Altri studi effettuati da Ispra nel Mar Tirreno, rivelano che più del 50% di alcuni pesci analizzati e il 70% di alcuni squali che vivono in profondità avevano ingerito plastiche.

    Inoltre, in profondità, gli attrezzi da pesca, persi accidentalmente o deliberatamente abbandonati hanno un impatto sugli ambienti profondi perché intrappolano gli organismi.

    Il Mare nostrum è un ‘sorvegliato speciale’, un mare fragile, dove il cambiamento climatico corre già oggi più velocemente che nella maggior parte del mondo e dove gli impatti saranno particolarmente intensi nel prossimo futuro. Per tentare di  salvarlo i ricercatori dell’Enea hanno sviluppato un “earth system model” regionale per il Mediterraneo che simula le dinamiche dell’atmosfera e del mare e i processi fisici e biologici che avvengono sulla superficie terrestre.

    “A causa della complessità geomorfologica del bacino Mediterraneo – spiega Alessandro Anav, ricercatore del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea – gli attuali modelli matematici globali non sono in grado di riprodurre correttamente i processi fisici e le dinamiche che avvengono in quest’area del nostro pianeta così densamente popolata”. Grazie al supercalcolatore CRESCO6 dell’ENEA, uno dei più potenti a disposizione in Italia per il calcolo scientifico, i ricercatori son riusciti a realizzare diverse simulazioni, riproducendo il clima della regione euro-mediterranea e la dinamica del Mar Mediterraneo negli ultimi 30 anni.

    Come ricordano i ricercatori, il bacino è una regione particolarmente complessa per la conformazione del territorio, per la natura frastagliata delle aree costiere e per la variabilità dell’orografia delle aree continentali interne, caratteristiche che sono la causa di forti interazioni locali tra l’atmosfera e il mare che portano alla formazione di venti locali intensi, che, a loro volta, influenzano significativamente la circolazione nel Mar Mediterraneo.

    Rita Lena

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