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Cameron Diaz arriva a Roma per la promozione di ‘The Green Hornet’

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«Tutti e due verdi, entrambi fondamentalmente idioti, onestamente non so spiegare come sia possibile però è vero: ‘The Mask’ è stato il mio primo film, spero che questo non sia l’ultimo!». Cameron Diaz arriva a Roma per la promozione di ‘The Green Hornet’ – in sala e in 3D dal 28 gennaio 2011 distribuito da Sony – nuovo film diretto da Michel Gondry e interpretato dall’attrice insieme a Seth Rogen, Jay Chou e Christoph Waltz. «Mi piacciono molto i film d’azione, li trovo davvero divertenti, anche se purtroppo in questo caso non ho girato molte scene action», dice ancora la Diaz, che nel film è Lenore Case, la segretaria del protagonista Britt Reid che, ignorando la reale identità dell’uomo, finirà per aiutarlo a pianificare ogni prossima mossa: «Alle origini della storia (serial radiofonico nel 1930, poi fumetto, poi serie tv negli anni ’60 con Bruce Lee nei panni della spalla Kato, ndr) il personaggio di Lenore era molto meno marcato – spiega Seth Rogen – nel senso che era semplicemente la segretaria di Britt, era al corrente della sua doppia identità, ma non diventava la ‘mentè come accade invece nel film. Abbiamo voluto sovvertire le convenzioni dell’epoca e trasformarlo in un personaggio chiave dell’intera vicenda». Che prende le mosse dalla morte del potente padre di Britt, l’editore James Reid: fino a quel momento preoccupato solamente di spassarsela ogni sera con belle donne e festini, il ragazzo complice anche l’inventiva e l’abilità nelle arti marziali del meccanico Kato (Jay Chou), ex dipendente del padre, decide di combattere il crimine a Los Angeles, anche a costo di infrangere la legge. A differenza di altri eroi mascherati, dotati di superpoteri, Green Hornet sfrutta le proprie risorse economiche per trasformarsi in paladino del bene, proprio come Batman: «Se sei talmente ricco e con un ego spropositato al punto di voler diventare un supereroe, non credo avresti comunque molte possibilità nel mondo di oggi per diventarlo», prosegue Rogen. «Nella società attuale – aggiunge Cameron Diaz – le persone che dispongono di tanta ricchezza e che si comportano in maniera filantropica sono secondo me dei supereroi, penso a Bill Gates e Bono degli U2, tanto per fare due nomi. Senza dimenticare tutti quelli che continuano a farlo senza balzare agli onori della cronaca, meno famosi ma non per questo meno eroici». «Felice il paese che non ha bisogno di eroi», diceva Bertolt Brecht: «Sono fondamentalmente d’accordo – dice il regista Michel Gondry – ma in questo caso non siamo alle prese con un vero e proprio eroe, credo sia più un ‘superantieroè, considerando che alla fine lotta sia contro i criminali accertati sia contro le forze dell’ordine. Non credo sia un caso, comunque, che personaggi di questo tipo siano nati nell’America degli anni ’30, in piena depressione, quasi a rappresentare l’attesa di un salvatore in un periodo di forte crisi: soprattutto per i giovani, però, era un messaggio sbagliato perchè ho sempre confidato nella presa di coscienza della comunità, proprio come sta accadendo in questi giorni nel vostro paese con la protesta dei registi e il mondo del cinema nei confronti dei tagli alla cultura». «Noi però parliamo di eroi in senso mitologico, frutto di un comportamento simbolico – gli fa eco Christoph Waltz, nel film il losco criminale Chudnofsky – che diventino in qualche modello e che emergono dall’esperienza del subconscio collettivo». Per la prima volta impegnato alla regia di un blockbuster, il regista di ‘Eternal Sunshine of the Spotless Mind’ (‘Se mi lasci ti cancellò) e ‘Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm’ spiega di non avere avuto nessun tipo di pressione da parte degli studios e che ‘The Green Hornet’ in qualche modo potrebbe essere considerato il naturale proseguimento di ‘Be Kind Rewind’: «Lì raccontavo come le persone comuni si rapportavano, in qualche modo riproducendoli, ai film famosi – spiega Gondry -. Qui non faccio altro che provare a misurarmi con un film popolare, appartenente al filone della cultura e della pop art che non ho mai smesso di apprezzare».

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