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Falchi e falchetti, ornitologia politica italiana

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falco pellegrino

falco pellegrino

Mio padre, molto, molto avanti con gli anni, mi racconta sempre di come il 9 settembre 1943 i cestini della spazzatura, le pattumiere o persino gli angoli delle strade fossero piene di “cimici” e non parlo degli insetti, ma dei distintivi del partito fascista.

Così sono gli italiani. Il giorno prima libro e moschetto, il giorno dopo tutti partigiani. C’è un libro molto interessante sulla storia della pubblica amministrazione italiana, scritto da Guido Melis, che dedica un capitolo ai numeri reali della cosiddetta “epurazione” dei fascisti dall’apparato amministrativo nell’immediato dopoguerra. Ora, vado a memoria, ma ricordo che non si superavano le duemila persone, su decine e decine di migliaia.

I “fascisti” ovviamente erano molti di più, ma il cambio di casacca per convenienza è uno sport nazionale di antica pratica, quindi le folgorazioni sulla via della democrazia furono ubiquitarie e immediate e i fazzoletti rossi, bianchi o verdi sostituirono in breve tempo le camicie nere.

Oggi, con il berlusconismo assistiamo ad una vicenda per certi versi simile a quella di Mussolini. Repubblica online, dopo aver coniato la definizione di “falchetti” per un gruppo di giovani sostenitori di Berlusconi, chiamati ad un incontro col leader maximo, ci offre una serie di interviste, genitori compresi, che ci ricordano come la politica italiana sia uno strano miscuglio di tifoseria partigiana, piaggeria e calcoli della serva. Le intercettazioni ormai celebri delle allegre ragazze del condominio Olgettina, non prive di genitori entusiasti all’idea che la propria figlia potesse ottenere i favori del Sultano concedendoglisi, ci ricordano che il leaderismo personalistico, la ricchezza strabordante e la totale assenza di una cultura politica sono ciò che caratterizza la storia del ventennio berlusconiano.

Il correntismo del PD è un fenomeno esiziale, ma il partito privato dell’ex premier, ora offerto alla figlia di primo letto in successione, ora gelosamente custodito sotto il materasso come bene di famiglia, è un singolare esempio di proprietà privata della politica che per definizione si occupa della polis ossia della comunità dei cittadini. In sostanza è un esempio di stridente contraddizione in termini.

Il paragone con Mussolini si ferma qui. Il fascismo, pur nelle sue isterie propagandistiche con toni a volte francamente patetici, fu una cosa seria, incarna una fase storica della civiltà europea, incise ed incide ancora molto profondamente nell’inconscio degli italiani. Berlusconi non è né un dittatore, né un fascista, ma neanche quel liberale che vorrebbe far credere di essere, né più, né meno di quanto il PD abbia mai incarnato, a seconda di quale delle due componenti mal amalgamate che lo costituiscono si voglia richiamare, il concetto di social democrazia o di democrazia sociale di ispirazione cristiana che vorrebbe rappresentare.

Già Machiavelli avvertiva del pericolo costituito dagli adulatori, “perché li uomini si compiacciono tanto nelle cose loro proprie et in modo vi si ingannono, che con difficultà si difendano da questa peste”, ma per Berlusconi l’adulazione è quasi una ragione di vita. Silvio è soprattutto un narciso, vuole essere amato, ha necessità di percepire un costante flusso di emozioni positive nei suoi confronti e, nel fare ciò, cade nell’errore di tutti gli autocrati. Ossia perdere la capacità di autocritica.

I falchetti e le mamme falco sono soltanto l’ultimo capitolo della storia dell’amore di Silvio per l’ammirazione (o per l’adulazione), un altro tassello forse un po’ patetico nella parabola discendente di un leader politico che ha fatto il suo tempo e che ha fallito la sua missione iniziale, portare il liberalismo in uno stato vetero corporativo come l’Italia.

L’ho scritto mille volte e mille volte lo scriverò. L’Italia è un paese senza rivoluzioni, nemmeno quella borghese ispirata ai principi del liberalismo politico e del liberismo in economia, l’Italia è invece il paese dei Principi e dei gattopardi e Berlusconi, con buona pace della voliera di rapaci che gli si agita attorno, ricade in quest’ultima categoria, non certo in quella dei grandi statisti di ispirazione liberale. (Cosimo Benini)

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