RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Festa del cinema di Roma 14 – The Irishman

Più informazioni su

Martin Scorsese ritrova Robert De Niro e porta la sua ultima opera “The Irishman” alla Festa del cinema di Roma!

Frank Sheeran ha servito nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, ora, tornato in america, è un autista di camion in cerca di una vita stabile; un guasto al camion gli fornirà l’occasione di conoscere Russell Bufalino (Joe Pesci) e da quel momento la sua vita cambierà drasticamente. Da piccoli favori fino a veri e propri omicidi, Frank entrerà completamente nella mentalità mafiosa che lentamente si svelerà come principale gestrice non solo degli affari locali ma dell’intera politica americana.
La storia americana fa da sfondo attivo al racconto della vita dei due amici che diventeranno tre quando Russell presenterà a Frank un sindacalista in ascesa, Jimmy Hoffa (Al Pacino) che ha bisogno di “assistenza” e la troverà proprio nell’irlandese Frank.

Una storia di legami umani prima di tutto, un gangster movie che pone l’accento sui valori, rispettati e traditi, che legano questi personaggi sullo schermo; valori e mentalità talmente totalitarizzanti da far arrivare un padre a bruciare il rapporto con le proprie figlie, spettatrici giudicanti della vita di un papà diverso dagli altri.

Scorsese riunisce la trinità degli attori del genere, trovando per la prima volta Al Pacino sotto la sua direzione, e lo fa con malinconia palpabile dall’inizio alla fine. I tempi sono lenti, allungati, ricchi di silenzi che indirizzano lo spettatore verso una contemplazione di ciò che guarda più approfondita e meno  vicina a quel tipo di azione che ci si aspetterebbe da un film di questo genere.
Ma “The Irishman” è un film autoriale, non di facile visione; 210 minuti a questo ritmo non scivolano addosso ma pesano sullo spettatore come pesa il tempo sui protagonisti che, nonostante ringiovanti digitalmente in volto non lo sono pienamente nel fisico e soprattutto nei movimenti che stonano quasi con i volti mostrando con un po’ di goffaggine la reale età degli attori in scena; che sia una scelta voluta da Scorsese non è da escludersi, perché il peso di quelle vite sui personaggi che ci scorrono davanti, e che scava nelle loro anime, è effettivamente un tema su cui il film si basa, certo è che il tempo si sente sia per i personaggi che per gli spettatori.

La sceneggiatura, tratta dal romanzo di Charles Brandt “I heard you paint houses”, ha il difficile compito di rappresentare la storia di un uomo nella sua interezza, abbracciando quasi sessant’anni della sua vita e della storia americana con cui questa si è intrecciata direttamente e indirettamente. Una storia lineare, non carica di pathos se non in un particolare momento, che va ad accentuare il ritmo lento del film e che Steven Zaillian, sceneggiatore, traspone dando il senso di una quotidianità nella vita da sicario di Frank e di tutti i personaggi che lo accompagnano, il che ben si sposa con l’idea contemplativa e malinconica di Scorsese ma possibilmente appesantisce ancora un po’ i 210 minuti di durata poiché non si è in attesa di un colpo di scena, non si è mai tenuti col fiato sospeso ma semplicemente si è osservatori della lunga storia di Frank Sheeran.

Zaillian prova a spezzare la linearità condendo il film di una buona dose di ironia, e si ride e sorride spesso guardando “The Irishman”; tanti i rimandi alle origini italiane (ci sono un paio di scene che andrebbero viste rigorosamente in lingua originale!), si ride di risate tenere che si amplificano guardando quegli attori (invecchiati o ringiovaniti che siano) che conosciamo così bene che sembra quasi si rivolgano a noi, al pubblico, ammiccando.

De Niro, Pacino e Pesci mostrano ancora una volta perché sono dei fuori classe della storia del cinema e vederli sullo schermo così pienamente loro stessi fa venir voglia di chiedergli di continuare a recitare per sempre, per non sottrarci la gioia di poterli osservare sempre una volta ancora; vederli diretti da Scorsese possibilmente amplifica la sensazione.

The Irishman, accompagnato dalla perfetta colonna sonora di Robbie Robertson (già autore delle musiche di Casinò), è un ultimo lento e sentito saluto da parte di Scorsese e della sua “famiglia” di attori, ai gangster movie che hanno caratterizzato parte delle loro carriere.

 

Luca Silvestri

 

 

Più informazioni su