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Il mondo fantastico di Tatiana Basilio ossia Le Sirene in Parlamento

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sirenaLe primarie via web con le quali i grillini hanno selezionato la propria classe dirigente hanno avuto almeno il merito di mostrare a chi è dotato di discernimento quanto profondo sia il disastro educativo e culturale che si è prodotto in questo paese negli ultimi quarant’anni.

I fatti in breve. La sinora sconosciuta Onorevole Deputata Tatiana Basilio se ne esce con un post su Facebook che invoca il fantomatico complotto per secretare ciò che un pugno di eroici scienziati avrebbe  dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio.

Ossia che Ulisse fece molto bene a legarsi all’albero della nave per sfuggire alla voce suadente e letale delle mitologiche creature metà donna e metà pesce, le Sirene del titolo, perché, signore e signori, esse esistono.

Neanche Ron Howard in “Una sirena a Manhattan” aveva osato tanto. Quel film non si prendeva poi troppo sul serio. La Basilio invece è serissima ed invoca un cover up dell’intelligence a stelle e strisce in stile (cit.) “Man in Black”. Peccato che gli agenti K, Tommy Lee Jones, e D, Will Smith, siano due e al plurale si dica “Men”, ma tant’è. Siamo ormai al di fuori dei confini della realtà, già sulla Luna del Tasso, ma alla ricerca del senno perduto degli italiani con buona pace di Orlando.

Come è ovvio, la dichiarazione scatena l’inferno, secondo quel fenomeno mediatico in virtù del quale, poiché in Italia si stampano quotidiani di quaranta pagine e si aggiornano in continuazione i relativi elefantiaci siti web, tutto fa brodo, anche le non notizie come questa. La Basilio allora tenta di salvarsi in zona Cesarini, sempre utilizzando gli onnipresenti social, specie il profilo Twitter, per accreditare l’idea di un pesce (o sirena) di aprile un po’ fuori stagione.

Il coro di disdoro è unanime, specialmente dai sostenitori del partito del comico genovese che, schiumanti di rabbia, si scagliano contro la sirenetta del Parlamento, accusandola di mettere in crisi l’immagine del movimento e di gettare discredito sul lavoro degli altri cittadini eletti.

Poveri noi. Fra sirene ed invocazioni, del tutto fuori luogo, a suggestioni sanculotte sarebbe meglio, molto meglio volare basso, ma proprio rasoterra, limitarsi alle cose semplici, avere contezza dei propri limiti culturali.

Perché se c’è un elemento scarso in Parlamento, il primo che mi viene in mente, è proprio la cultura generale media, come una famosa videoinchiesta di un noto programma televisivo satirico ebbe a dimostrare, con risposte imbarazzanti a domande di media cultura giunte un po’ da tutto l’arco costituzionale. A questo pregio in negativo degli eletti, i novelli “citoyens” e le indomite “citoyennes”  aggiungono una irresistibile tendenza alla gaffe.

E, per favore, smettetela di chiamarvi “cittadini”. Non rendete onore alla Rivoluzione Francese, che in Italia non abbiamo mai fatto, ed al fiume di sangue che la ha sorretta.  Perché se è vero, come dice Nino Manfredi in un celebre film del compianto Gigi Magni, che “solo sul sangue viaggia la barca della rivoluzione”, il guscio di noce della politica italiana affonda, invece, in un fiume di parole in libertà.

(Cosimo Benini)

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