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La Procura di Milano apre inchiesta su articolo di Belpietro su ‘Libero’

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«Belpietro non deve preoccuparsi: la credibilità di Libero, il quotidiano da lui diretto, è già perduta da tempo, non c’è bisogno di metterla in discussione». Lo dice Nino Lo Presti, segretario amministrativo di Futuro e libertà, commentando un editoriale di Libero, in cui il direttore Maurizio Belpietro racconta di «voci» giunte nella sua redazione secondo le quali sarebbe in preparazione un finto e lieve attentato a Gianfranco Fini allo scopo di farne ricadere la responsabilità, come mandanti, «ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul Presidente del Consiglio». L’altra storia sarebbe, a detta di Belpietro, venuta alla luce direttamente da una escort modenese a cui si sarebbe rivolto il Presidente della Camera. «L’ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell’ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera» afferma Lo Presti secondo il quale «l’instabilità di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell’accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani ‘traditorè. Il vero traditore di quella che dovrebbe essere la regina delle professioni intellettuali è proprio lui – continua il deputato finiano – che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità». Proprio per questo, chiude il parlamentare di Fli, «il chiacchiericcio sul presunto attentato al presidente della Camera si rivela essere la classica manovra di controinformazione degna dei migliori servizi segreti, e non sarebbe il primo caso nel giornalismo italiano e, nella stessa testata che Belpietro dirige».

La procura di Milano ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato nè indagati, sull’editoriale pubblicato oggi dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro e che riguarda il presidente della Camera Gianfranco Fini. In particolare, secondo quanto si è appreso, il fascicolo riguardarebbe ciò che è stato scritto in relazione ad un ipotesi di attentato allo stesso Fini. Il fascicolo, aperto dal procuratore aggiunto Armando Spataro, a capo del ‘pool antiterrorismò, è un cosiddetto ‘modello 45’, che viene aperto con la dicitura ‘atti relativi à, senza ipotesi di reato, nè iscrizioni nel registro degli indagati. A quanto si è appreso, la parte dell’editoriale a cui sono interessati gli inquirenti è quella che parla di un progetto per colpire il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante una visita istituzionale ad Andria, comune della provincia di Barletta-Andria-Trani. Nel suo articolo il direttore di Libero ha scritto che chi vorrebbe colpire Fini «si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità locale, promettendogli 200mila euro». Il prezzo, ha scritto Belpietro, comprenderebbe «il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio». Secondo il quotidiano, «l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità delle elezioni, così da condizionarne l’esito». Sulla vicenda la Procura di Trani sta per aprire un’indagine conoscitiva, mentre, a quanto si è appreso, gli inquirenti milanesi stanno conducendo un’indagine autonoma sulla base di quanto riportato nell’editoriale. Oggi Belpietro è stato sentito per circa due ore dal procuratore Spataro e all’uscita dagli uffici della Procura ha spiegato ai cronisti di aver riferito al magistrato «ciò che ho scritto»

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