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La Repubblica: corpo mutilato ‘Il serial killer avrebbe già colpito’

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Due teschi trovati, a distanza di 24 ore l’uno dall’altro, non più di due mesi fa. Potrebbe esserci un filo che collega il cadavere (ancora senza nome) smembrato e abbandonato l’8 marzo tra la Laurentina e l’Ardeatina e il ritrovamento dei resti umani, uno al parco degli Acquedotti e l’altro a Valle Aurelia. È una pista sulla quale stanno lavorando i poliziotti della squadra mobile. L’ipotesi della mano esperta di un serial killer-scrivono Federica Angeli e Emilio Orlando sulla ‘La Repubblica’- resta quella più inquietante e plausibile e gli investigatori stanno lavorando per trovare un eventuale nesso tra il ritrovamento dei due teschi e l’assassinio della sconosciuta. Si sta cercando di capire se chi ha iniziato la sfida con la polizia in realtà non sia al suo primo omicidio.
I due crani furono scoperti uno al Parco degli Acquedotti e l’altro a Valle Aurelia. Impossibile, almeno in questa prima fase, stabilire le cause della morte. Il 5 gennaio, nel parco che fiancheggia via Lemonia, alcuni operai dell’Ente Parchi stavano lavorando alla ripulitura dei canali quando, una ruspa che scavava, ha portato alla luce un teschio e altri frammenti ossei. Gli inquirenti si sono subito messi all’opera per dare un’identità a quel cranio e una delle prime ipotesi era che potesse essere Tiziano Allegretti, il giovane di 27 anni sparito misteriosamente a maggio del 2005 dal Quadraro. Ma dalle prime analisi è emerso che si trattava di una donna: cappelli rossicci, tendenti al rame “presumibilmente appartenenti a individuo di sesso femminile”. Senza nome, ancora una volta una vittima “sconosciuta”. Proprio come la donna martoriata, appesa come un cinghiale con un corda di canapa incastrata nell’osso pubico, e svuotata di cuore, polmoni e viscere, lasciata nel campo a due passi dal Divino Amore.
E ancora. Il giorno dopo, il 6 gennaio, in via Barbagallo, all’Aurelio, un uomo ha notato un gruppo di cani randagi che si contendeva parte di un teschio. La scientifica sigillò in una busta di nylon quella parte sinistra di una calotta cranica, anche in questo caso di una donna. Un’altra vittima senza identità. Due anni fa, in via dei Quinzi, al Quadraro, ancora ossa umane in un borsone sportivo verde con i manici neri.
Gli uomini diretti da Vittorio Rizzi in queste ore stanno ascoltando senza sosta parenti di persone che hanno denunciato la scomparsa di loro cari. Unico indizio che può dare nome e cognome alla donna martoriata, è una scritta sul giubbotto nero che l’assassino le ha rimesso addosso dopo il massacro. Preziosa anche la testimonianza di un transessuale, ascoltato nei giorni scorsi dagli inquirenti, che potrebbe aver visto chi ha portato lì, in via di Porta Medaglia, la vittima.

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