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Radicali, presentata azione popolare su cimiteri feti

Roma – “Siamo partiti dall’esperienza concreta di Francesca perché le donne che accedono al San Giovanni non vengono debitamente informate sul trattamento e sul destino del feto dopo l’aborto. Non sono in grado di esercitare le loro scelte e tutelare i loro diritti e poi scoprono che il feto è stato sepolto sotto una croce con il loro nome”. Così l’avvocato Francesco Mingiardi è intervenuto stamattina alla conferenza stampa di Libera di Abortire per presentare l’azione civile che porterà la vicenda del cimitero dei feti in tribunale, a Roma, il prossimo lunedì 13 settembre.

I Radicali di Roma e l’associazione Libera di Abortire hanno scelto la forma dell’azione popolare, “un’azione giudiziaria a tutti gli effetti- ha spiegato l’avvocato- con cui i cittadini vestono la fascia della sindaca per tutelare gli interessi della comunità cittadina, perché questo trattamento lede i diritti di Roma Capitale e di tutta la cittadinanza”.

Mingiardi si augura pertanto che la sindaca decida di intervenire, perché “non devono essere tre cittadine, ma lei a portare avanti la tutela dei cittadini” contro una pratica definita “medievale”.

Sulla questione si è pronunciata anche Nastassja Habdank, presidente della Commissione Pari Opportunità e Politiche Giovanili in III Municipio e candidata al III Municipio per il Partito Democratico.

“Quello che accade a Roma e altrove è inaccettabile- ha detto- Ho presentato un ordine del giorno che chiedeva alla sindaca Raggi e alla Regione Lazio di eliminare i nomi delle donne dalle croci e di togliere le croci, perché non è detto che la donna si senta rappresentata da quel simbolo e alla Regione Lazio di provvedere con un regolamento per chiarire la situazione. L’ordine del giorno- ha proseguito- al momento è carta straccia”.

Habdank ha dichiarato di essere stata “fortemente criticata anche dalla mia coalizione perché l’aborto è un ‘tema delicato'”. Per Habdank, “alla base c’è il fatto che la donna che non vuole che il feto sia sepolto non deve subire questa violenza”.

“A Roma cambiano le generazioni, ma le storie sono sempre le stesse, con stessa morale: in questa città non è possibile abortire in modo civile. Quella schifosissima croce di ferro con il mio nome ha avuto merito di riaprire la questione”. L’ha detto Francesca Tolino, candidata al Consiglio Comunale per la lista Roma Futura, in riferimento alla sua esperienza personale.

La sepoltura del feto, ha proseguito, “è la ciliegina sulla torta di un iter dell’orrore per abortire. Manca informazione, manca cura. Dopo ostacoli e mancanza di informazioni in ogni fase, dopo essere stata torturata psicologicamente e fisicamente- ha denunciato- scopri che qualcuno in ospedale senza chiederti il permesso, ha preso il feto e l’ha dato ad altri, l’ha messo in una cella- frigorifero e poi sepolto con un funerale di rito cattolico, l’ha messo in una fossa comune di feti con il tuo nome e cognome.”

“In un mondo così attento alla privacy- ha concluso- chiunque può chiamare il cimitero e chiedere se c’è una tomba a tuo nome e scoprire se hai abortito. Scandaloso è il silenzio della politica e non basta un sindaco donna. La sindaca si pronunci. Non ci serve città femminile, vogliamo città femminista”.

Anche Flavia Restivo, candidata al Consiglio Comunale per il Partito Democratico, ha definito “vergognoso che nel 2021 ci sia una situazione di questo tipo” e ha sottolineato come “le lotte che portiamo avanti sono sempre legate alla laicità dello Stato. Sul corpo della donna non può decidere nessuno che non sia la donna. È importante che lotte come questa passino al Comune e nella società- ha concluso- perché ci sia una netta divisione fra ciò che è Stato e ciò che è Chiesa, perché ora non è così”.

Alessandra Marchese, candidata al Consiglio Comunale per la lista Sinistra Civica e farmacista, auspica che “la farmacia possa diventare un luogo importante per le donne. La libertà passa per l’informazione. Sappiamo quanto è importante avere qualcuno che ci spieghi quali sono i percorsi da fare. La mia scelta è rendere le farmacie comunali dei centri di informazione, non delle botteghe di farmaci”.

“Gli obiettori di coscienza in alcune regioni arrivano al 93%, in media sono il 73%. Alle donne viene chiesto di abortire all’estero, per fare una cosa che è nostro diritto da 43 anni”. L’ha detto Isabella Borrelli, candidata al Consiglio Comunale per la lista Roma Futura. “Siamo qui a parlare di un diritto che ci è già garantito per legge.

Per Borrelli, le associazioni ‘Pro Vita’ “hanno le mani sporche del sangue di tutte noi: per l’Istat, le donne che praticano l’aborto clandestino sono 13.000 e mettono a repentaglio la propria vita. Parliamo di battaglia già vinta 43 anni fa che ci vede ancora sconfitte- ha concluso-, stiamo parlando di diritto alla salute, che deve essere imprescindibile”.

Infine, Simone Sapienza, candidato al Consiglio Comunale per la lista Roma Futura, ha descritto le difficoltà incontrate nel tentativo di sensibilizzazione sul tema: “Chi ha fatto queste lotte in questi anni e soprattutto negli anni ’70 e ha resistito al clima in cui pochissimi ginecologi garantiscono questo servizio a Roma- ha spiegato- vede critiche a questo servizio come accuse. Non è così: questa campagna è in aiuto delle poche ginecologhe che lo fanno”.

Sull’azione giudiziaria “Noi chiediamo un risarcimento del Comune perché sono state umiliate e offese migliaia di donne- ha ribadito- È un atto di chiara intimidazione rispetto a tutte le donne che devono fare aborti o li stanno facendo in questo momento”.

A conclusione della conferenza Sapienza si è pronunciato sulle associazioni ‘no choice’, che “con finanziamenti milionari hanno strategie nuove: in Sud America agiscono a livello costituzionale, negli USA legislativo, qui amministrativo, nell’Unione Europea attraverso i ricorsi europei. Oggi i diritti sono messi sotto accusa. Questa battaglia- ha concluso- va fatta trasversalmente e su tutti livelli”. (Agenzia Dire)