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Da Roma ad Acapulco, un murales contro la violenza

Roma – Si e’ tenuta lunedi’ ad Acapulco, nello Stato messicano del Guerrero, la conferenza stampa di presentazione della pittura murale per le tante vittime della violenza in Messico. Il memoriale e’ stato realizzato in questi mesi dalla Fondazione Santina di Roma, che ha stanziato allo scopo 22mila euro e ha operato in stretto rapporto con la Pastorale sociale dell’arcidiocesi di Acapulco, e in particolare con il suo direttore, padre Octavio Gutie’rrez Pantoja.
Il murales sara’ inaugurato il 21 settembre.

Alla conferenza stampa hanno preso parte tra gli altri l’arcivescovo di Acapulco, mons. Leopoldo González González, e mons. Luigi Ginami, presidente della Fondazione Santina: “Questo memoriale – ha detto quest’ultimo – e’ frutto di una riflessione fatta lo scorso anno con l’arcivescovo di Acapulco, con i familiari delle vittime e con altre persone”.
Il ringraziamento, ha proseguito, “va soprattutto alle famiglie che hanno provocato questa riflessione forte”. Mons.
Ginami ha spiegato le attivita’ e le pubblicazioni che stanno facendo conoscere anche in Italia il fenomeno della violenza messicana e delle vittime.

E ha avuto una parola speciale per i tanti sacerdoti uccisi: “Su venticinque casi quest’anno in tutto il mondo, sei riguardano il Messico. Piu’ che in Iraq, nonostante la battaglia di Mosul, e che in tutti gli altri Paesi. Per questo nel memoriale i nomi dei sacerdoti uccisi hanno un posto particolare”. Il sacerdote ha poi ricordato anche i tantissimi giornalisti uccisi.

“Le vittime trasformano la loro vita in una croce vivente”, ha detto ancora mons. Ginami.
Mons. González ha poi spiegato che il memoriale viene costruito perche’ le vittime non siano parte di una semplice statistica, ma che si conservi la dignita’ di ciascun essere umano. “Desideriamo – ha aggiunto – che questo memoriale sia uno spazio nel quale si mantenga viva la memoria di coloro che furono assassinati o che sono desaparecidos a causa di vari tipi di violenza”, rivolgendo poi un appello alla conoscenza della verita’ e per la riparazione di tanti fatti di sangue. “Se la giustizia sara’ ristabilita, sara’ meno difficile vivere un cammino di perdono”, ha concluso.