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Scalfari, Grillo ed il cadavere della democrazia

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A volte mi diverto a leggere certe “polemiche” che di politico hanno poco, ma sembrano scivolare pesantemente sul personale. E’ il male dell’Italia il personalismo. Con correnti personali nei partiti, partiti personali, personalizzazioni della politica e problemi personali, come quelli del Ministro di Grazia e Giustizia, i cittadini sono preda di un confuso e ininterrotto lancio di dichiarazioni e contro dichiarazioni che rintronerebbe anche un rinoceronte. “Persona” in latino vuol dire maschera (teatrale), quindi niente di più azzeccato per definire quel teatrino mediatico che seppellisce sotto il chiacchiericcio le questioni essenziali, un bla bla bla senza fine che rischia di travolgerci se non faremo come Ulisse con le sirene. Tapparci le orecchie.

In ogni caso, in breve, Scalfari dipinge Grillo già assiso sul trono di un risorto regime populista, l’Europa in rovina, preda di analoghi movimenti populisti, la Grecia in mano ai simpaticoni di Alba Dorata e la democrazia morta e sepolta. Grillo – che non perde occasione di tacere – rimbrotta l’anziano giornalista con un pappone dal quale emerge chiaramente la sua clamorosa ignoranza in tema di fantascienza, mentre abbina “L’invasione degli ultracorpi” (celeberrimo film americano del 1956) con la trasmissione radiofonica di Orson Welles del 1938 (largamente debitrice de “La guerra dei mondi”, romanzo di H.G.Wells del 1898) e si lancia in una filippica sulla libertà ritrovata del popolo sovrano, con buona pace del compianto Luigi Magni che al “Popolo Sovrano” ha dedicato anche un film.

Triste coincidenza fra i due è che entrambi personalizzano polemiche prive di contenuto effettivo, preconizzando chi sventura, chi riscatto, senza avvertire il lettore che in Italia la democrazia è morta già e da un pezzo e che la cura pentastellata non sta aiutando un improbabile miracolo del terzo giorno.

Andiamo con ordine. Se persino il ministro Quagliarello ammette che la legge Calderoli, l’infame “Porcellum”, è peggio della legge Acerbo e che siamo ormai all’anticamera del prestampato con la croce sul “SI” in cabina elettorale, c’è da preoccuparsi e da preoccuparsi parecchio. Mi inquietò molto il silenzio complice del PD all’epoca della porcata – che incriccò il successo di Prodi, relegandolo alla dipendenza dai senatori a vita – perché lo ritenevo il segno della frattura definitiva fra oligarchia politica e società.

Non più partiti di massa o popolari che aggregavano il consenso popolare per rappresentarlo in Parlamento, ma un partito di proprietà privata, cosa che Alfano sta sperimentando sulla sua pelle, ed uno zuppone mal cotto di correnti e correntine personali delle quali i renziani sono l’ultimo insipido ingrediente.

Quale migliore elisir di lunga vita per questi signori, quindi, di una legge elettorale che consente ai capi di scegliersi sostanzialmente gli eletti, mentre il popolo bue si vede chiedere solo una croce su un simbolo, in una sorta di periodico atto fideistico di adesione acritica che nulla ha a che vedere con la democrazia vera.

E adesso, guarda caso, gli araldi del potere al popolo, coloro che hanno portato nei due rami del Parlamento madre e figlio, selezionati con elezioni virtuali partecipate da ben ventiquattromila utenti di Internet, invocano elezioni subito, meglio se col “Porcellum”.

Grillo non ha neanche un ciglio di Mussolini, somiglia infatti molto di più al Masaniello di turno, ma contrappone alla diciamo discutibile credibilità della politica professionista l’incredibile dilettantismo dei suoi cittadini eletti la cui perfomance ci deve ricordare, come sempre, che i primi, i professionisti, non vengono da Marte, ma sono italiani esattamente come i secondi, i dilettanti.

Mi domando quindi che senso abbia parlare di professionismo della politica se la politica si è suicidata da un pezzo, avvelenando la pianta da cui dovrebbe trarre la propria linfa. Ossia quella democrazia parlamentare che, in Italia, ricorda sempre più il senato romano degli ultimi giorni della Repubblica, tutto trame, intrighi e capi corrente, un baluginare di pugnali e di grida e la paresi di un Paese intero, mentre il popolo aspetta le “frumentationes” (la cassa integrazione da rifinanziare) e si pasce dei “circenses” (la serie A del campionato di calcio).

Passano i millenni, ma in Italia non cambia mai nulla. E poi dicono che non è un paese per giovani. (Cosimo Benini)

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