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Cimo Lazio: una beffa il decreto sui precari della sanità

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Cimo Lazio – “Bene l’avvio del processo di stabilizzazione dei precari della sanità nel Lazio, ma non in questo modo poco chiaro e iniquo che rischia di trasformarsi nell’ennesima beffa nei confronti di chi aspetta da anni di vedere regolarizzato il proprio lavoro”.

Cimo Lazio: una beffa il decreto sui precari della sanità

Così ha dichiarato il Segretario Regionale Vicario CIMO Lazio, Renato Andrich, commentando il Decreto del Commissario ad Acta Nicola Zingaretti del 20 dicembre 2016, che, per CIMO Lazio, “deve essere subito integrato ed emendato per applicare correttamente il decreto ministeriale del marzo 2015 e l’art.1 del comma 543 L.208/15, altrimenti decreteremo lo stato di agitazione in previsione di uno sciopero entro gennaio”.

Cimo Lazio: un decreto atteso da tempo

“Un  Decreto del genere era atteso da molto tempo – prosegue Andrich – ma questo di Zingaretti è incompleto e punta a stabilizzare solo il 25% dei precari invece del 50% previsto dalla legge. Inoltre, le procedure per l’ammissione al concorso riservato agli aventi diritto sono anch’esse non trasparenti: chi sarà escluso perderà il lavoro, dopo la cessazione dell’ultima proroga del contratto, determinando un’enorme ingiustizia e un grave danno per i cittadini che vedranno allungarsi le liste d’attesa per ricevere una prestazione sanitaria nei pronto soccorso, nelle sale operatorie e in ogni ambulatorio per visite ed esami diagnostici”.

Cimo Lazio: Decreto è lacunoso

CIMO Lazio denuncia infine che “il Decreto in questione è lacunoso, perché non spiega come sia stata effettuata la verifica dell’esatto numero dei professionisti impiegati, della tipologia di contratto, delle discipline di appartenenza e delle dislocazioni territoriali, così come  dei criteri adottati nel processo di ricognizione”.

Cimo Lazio - sanità

Cimo Lazio – sanità

“Ne chiediamo l’immediata rettifica e integrazione – conclude Andrich – e siamo pronti a dare il nostro contributo per rendere giusta la stabilizzazione di chi per anni ha dovuto sopportare un iniquo rapporto di lavoro, spesso in condizioni di sfruttamento. Siamo inoltre disponibili a partecipare a un tavolo sindacale, dove porteremo i dati in nostro possesso sul numero reale del personale da stabilizzare, ma se non saremo ascoltati, metteremo in atto ogni forma di protesta per risolvere una drammatica situazione che va avanti da ormai troppo tempo e non è più tollerabile” conclude la nota.

 

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