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Covid – Polline nell’aria probabile fattore di rischio

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    Covid – Polline nell’aria probabile fattore di rischio –

    Il polline nell’aria è un fattore di rischio per l’infezione da Sars-CoV-2? E’ quanto ipotizzano ricercatori della Technical University di Monaco, Germania, che hanno scoperto un’associazione tra l’infezione Sars-CoV-2 e le concentrazioni di polline nell’aria.

    Nel loro studio pubblicato su Pnas (pubblicazione dell’Accademia Nazionale delle Scienze americana) ricordano che la massima diffusione della pandemia è coincisa con il picco stagionale di emissioni di polline nell’emisfero settentrionale, mentre recenti ricerche affermano che il polline, presente nell’aria, può aumentare la suscettibilità verso certi virus respiratori, indipendentemente dal tipo di polline a cui si è allergici.

    E’ opportuno ricordare che l’Istituto Superiore di Sanità, nell’aprile 2020, in una nota stampa affermava che “negli studi finora disponibili le allergie, incluso l’asma allergico lieve, non sono state identificate come un fattore di rischio importante per l’infezione da SARS-CoV-2, o per un risultato più sfavorevole”.

    Tuttavia, Athanasios Damialis e colleghi, ora, anche sulla base di nuovi studi, ipotizzano che l’esposizione al polline potrebbe aver aumentato la vulnerabilità verso l’infezione da Sars-CoV-2.

    I ricercatori hanno condotto analisi trasversali e longitudinali su una considerevole quantità di dati relativi alla presenza di polline nell’aria e i tassi dell’infezione in 130 regioni di 31 paesi nei cinque continenti.

    Il lavoro di analisi, ha tenuto conto anche di fattori ambientali e demografici, inclusi la temperatura, l’umidità, la densità di popolazione e la condizione di lockdown. Secondo gli scienziati la presenza di polline nell’aria, da solo o in combinazione con la temperatura e l’umidità, potrebbe spiegare circa il 44% della variabilità media del tasso di infezione.

    I tassi di infezione giornalieri sono stati correlati con le quantità di polline nell’aria di diversi paesi sia che essi fossero in lockdown, oppure no. Si è visto che, in presenza di concentrazioni di polline simili, i paesi dove c’era il lockdown avevano tassi giornalieri di infezioni che erano la metà di quelli dei paesi non in lockdown.

    Sulla base di questi risultati, i ricercatori raccomandano l’uso di mascherine molto filtranti per soggetti ad alto rischio durante il periodo primaverile, quando le concentrazioni di polline sono più alte.

    Rita Lena

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