Ebola, nei sopravvissuti gli anticorpi continuano a salire e scendere

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    Ebola, nei sopravvissuti gli anticorpi continuano a salire e scendere –

    Ad un anno dalla guarigione dall’infezione, ricercatori dell’Università di Liverpool hanno monitorato un gruppo di 51 persone sopravvissute alla malattia di Ebola ed hanno scoperto che, in 39 di loro, sussisteva una risposta anticorpale ancora alta.

    Secondo lo studio pubblicato su Nature, questo indicherebbe che, nei loro organismi, potrebbero esserci riserve nascoste del virus, anche molto tempo dopo la scomparsa dei sintomi.

    Si sa, che quando una persona si infetta con il virus Ebola, il corpo produce anticorpi per combattere la malattia, si ha la massima concentrazione degli anticorpi e, poi, il loro declino nel tempo.

    Questo “ciclo” conferisce all’organismo una sorta di memoria immunologica, (la capacità del sistema immunitario di riconoscere in modo rapido e specifico un antigene che il corpo ha precedentemente incontrato e di avviare una risposta immunitaria corrispondente), protettiva contro l’infezione. Quello che è ancora poco chiaro è la risposta anticorpale sul lungo periodo.

    Georgios Pollakis e colleghi hanno tracciato gli anticorpi di un gruppo di 115 sopravvissuti all’epidemia di Ebola scoppiata in Serra Leone nel periodo 2013-2016, analizzando anche pazienti guariti da 500 giorni.

    Come ci si aspettava le concentrazioni degli anticorpi erano calate durante la fase acuta del recupero, ma erano, poi, inaspettatamente aumentate dopo circa 200 giorni, per poi riabbassarsi nuovamente.

    Questo ripetersi, nel tempo, di picchi e di cali degli anticorpi è stato osservato in 39 sui 51 partecipanti allo studio di follow-up longitudinale e, sebbene non fosse stato rilevato nel loro plasma il virus Ebola, si pensa che, a volte, il virus è capace di rimanere all’interno degli organismi delle persone guarite anche per lunghi periodi di tempo.

    Nascondendosi in posti immunologicamente privilegiati come gli occhi, il sistema nervoso centrale o i testicoli, il virus può ricominciare a replicarsi innescando una rinnovata risposta anticorpale.

    Alla luce di quanto osservato, gli scienziati ritengono giustificato un monitoraggio a lungo termine dei sopravvissuti alla malattia di Ebola e pensano sia necessario ripetere la vaccinazione per garantire ai sopravvissuti una risposta immunitaria protettiva.

    Secondo i ricercatori si tratta di una scoperta importante di cui tenere conto per organizzare futuri programmi e strategie vaccinali.

    Rita Lena

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