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HIV, dimezzate nel 2020 nuove diagnosi di infezione

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    HIV, dimezzate nel 2020 nuove diagnosi di infezione – Dal 22 al 29 novembre Settimana Europea del Test –

    Nel 2020 sono stati diagnosticati “solo” 1.303 nuovi casi di Aids, un numero  ancora più ridotto rispetto ai casi già in progressiva diminuzione osservati negli ultimi dieci anni. E’ quanto afferma un comunicato dell’Istituto  Superiore di Sanità  che si basa sui dati elaborati dal COA (Centro Operativo Aids) dell’ISS.

    “Rispetto al 2019 – commenta Barbara Suligoi, responsabile del Centro Operativo AIDS dell’ISS – il numero di nuove diagnosi HIV del 2020 è quasi dimezzato e questo è molto probabilmente da ricondurre alla pandemia da Covid-19 e alle conseguenti restrizioni di circolazione e di aggregazione”.

    L’incidenza osservata in Italia è stata inferiore rispetto all’incidenza media osservata tra le nazioni dell’Unione Europea (2,2 vs. 3,3 nuovi casi per 100.000 residenti). Secondo l’Iss la quasi totalità dei casi (88%) è da attribuire a rapporti sessuali: maschi che fanno sesso con maschi (MSM) per il 46% e rapporti eterosessuali (maschi e femmine) per il 42%. Tra i maschi, più della metà delle nuove diagnosi HIV è in MSM e la fascia di età di maggiore incidenza è 25-29 anni, più che doppia rispetto all’incidenza totale (5,5 vs 2,2 nuovi casi per 100.000 residenti).

    “Purtroppo – continua Barbara Suligoi – 6 su 10 nuove diagnosi di HIV vengono identificate in ritardo, cioè in persone con una situazione immunitaria gravemente deficitaria o addirittura già con sintomi di AIDS. Questo ritardo pregiudica l’efficacia delle terapie antivirali. Infatti, mentre una terapia antivirale iniziata in fase precoce di infezione e in una persona giovane consente una qualità ed un’aspettativa di vita analoghe a quelle di una persona senza HIV, una diagnosi tardiva e quindi un inizio tardivo di terapia riduce le probabilità di successo della stessa”.

    Inoltre, le persone con diagnosi tardiva possono trasmettere involontariamente l’HIV ad altre persone, contribuendo così ad alimentare un ‘sommerso’ di casi non ancora diagnosticati che in Italia si aggira intorno alle 13.000-15.000 persone. “E’ evidente – sottolinea l’Iss – come la percezione sulla circolazione dell’HIV è molto bassa nella popolazione generale e in particolare tra i giovani”.

    E’, quindi,  fondamentale invitare le persone che si fossero esposte ad un contatto a rischio, in particolare nell’ultimo anno e mezzo, ad effettuare un test HIV: questo periodo di restrizioni da Covid può aver impedito o scoraggiato molte persone a recarsi presso le strutture sanitarie dedicate. In questo senso risultano estremamente utili le iniziative per effettuare il test HIV in sedi extraospedaliere ed informali, quali check-point, laboratori mobili, test in piazza, test rapidi, che eliminano le remore o la vergogna di rivolgersi ad una struttura sanitaria.

    “Dal 22 al 29 novembre – annuncia la dr.ssa Suligoi – si terrà la Settimana Europea per i test HIV ed epatiti virali, con iniziative gratuite di test in tante città italiane: un’occasione per fare il test HIV senza stress”.

    Come proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’obiettivo comune è terminare l’epidemia di AIDS per il 2030.

    Per maggiori informazioni e per un orientamento specifico ad effettuare il test, rivolgersi al proprio medico curante oppure ai servizi HIV/AIDS/IST Counselling telefonico, quali numero verde Aids e Ist dell’Iss 800861061 attivo dalle 10 alle 18, oppure andare sul sito Uniti con l’AIDS.

    R.L.

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