“Il cannabidiolo è una droga”. Protesta di Federcanapa 

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    “Il cannabidiolo è una droga”. Protesta di Federcanapa che ipotizza  “sottomissioni a qualche internazionale del farmaco?” –

    Il CBD, o cannabidiolo, principio attivo contenuto nella cosiddetta ‘cannabis light’, diventa ufficialmente una sostanza stupefacente. Lo stabilisce il decreto firmato dal Ministro della Salute Roberto Speranza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale quattro giorni fa, che lo inserisce nella tabella dei medicinali “a base di sostanze attive stupefacenti”.

    Ma la disposizione, considerata non urgente ed affrettata, specialmente in attesa delle decisioni di dicembre dell’OMS a riguardo, continua a suscitare stupore, perplessità e perfino maldicenze sull’operato del Ministero della Salute: “…ma in questo momento non c’era qualcos’altro cui pensare?” si mormora nello stesso ambiente politico del Ministro.

    Il decreto di Speranza inserisce: ”nella tabella dei medicinali a base di sostanze attive stupefacenti le composizioni per la somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis, dal momento che è in corso di valutazione presso l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, una richiesta di autorizzazione all’avvio alla commercializzazione di un medicinale, in soluzione orale contenente cannabidiolo, che ha già ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio centralizzata da parte dell’European Medicines Agency…”

    Quindi secondo il Ministero della Salute è obbligatorio “collocare il Cbd nella tabella dei medicinali a base di sostanze attive stupefacenti ivi incluse le sostanze attive ad uso farmaceutico”.

    Ma per  Federcanapa queste motivazioni non sono sufficienti ad attestare il Cdb, ottenuto da estratti di Cannabis, nella tabella 2B dei medicinali stupefacenti. E la stessa Associazione aggiunge: “dal momento che il Cbd non ha alcun effetto stupefacente, come ha recentemente concluso una Commissione di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E non si capisce perché l’ingestione di un estratto a bassa dose di CBD (e col THC sotto lo 0,2%) non possa valere come integratore alimentare, ma solo come farmaco acquistabile solo di volta in volta con ricetta“.

    E tanto per essere chiari aggiunge: ”Non sappiamo se una simile posizione di retroguardia, a cui non era arrivato neppure il Ministero dell’Interno sotto Salvini (ricordate la circolare di luglio 2018 che di fatto riconosceva lo 0,5% come soglia accettabile tra droga e non droga?), sia frutto di sottomissione agli interessi di qualche multinazionale del farmaco o di semplice distrazione dai problemi ben più gravi del Covid19.”

    Fin qui le posizioni, le polemiche ed i dubbi pro o contro un provvedimento pubblicato in tempi di Covid 19 e di pandemia, altra particolarità.

    Ed allora se  il dubbio diviene un indizio è d’obbligo ricordare la massima di Giulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato. Ma spesso ci si azzecca”.

    Angelo Pennacchioni

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