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Mutazioni genetiche alla base dell’insufficienza cardiaca

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    Scoperte mutazioni genetiche alla base dell’insufficienza cardiaca –

    All’origine della cardiomiopatia dilatativa, una condizione in cui il cuore si ingrandisce e non riesce più a pompare il sangue in modo efficace, ci sarebbero mutazioni genetiche.

    A scoprirlo un gruppo di ricercatori del dipartimento di Medicina Cardiovascolare dell’Università di Osaka, Scuola di Specializzazione in Medicina, guidati da Hideyuki Hakui e Yoshihiro Asano, che hanno individuato in otto pazienti mutazioni genetiche sul gene BAG5, mutazioni che predispongono ad ammalarsi della forma ereditaria di cardiomiopatia dilatativa, considerata una delle principali cause di insufficienza cardiaca nel mondo. Una patologia che danneggia i ventricoli del cuore e la funzione sistolica.

    L’insufficienza cardiaca è un problema sanitario crescente che interessa più di 37 milioni di persone a livello globale ed ha un tasso di sopravvivenza, a 5 anni, sotto il 50%. Grazie a questa scoperta, viene riportato nell’articolo pubblicato su Science Translational Medicine, il gene mutato potrà essere il bersaglio di terapie e test genetici volti a trattare la malattia. Ma, anche se, grazie allo studio giapponese sono state scoperte, in più di 50 geni, le mutazioni che portano allo sviluppo di questa forma di cardiomiopatia, nell’80% dei casi, rimane sconosciuta la causa genetica che induce le mutazioni.

    Hideyuki Hakui e colleghi hanno confrontato l’attività trascrizionale (trasferimento informazione genetica dal Dna all’RNA) nei tessuti cardiaci di pazienti affetti da cardiomiopatia dilatativa con quella di campioni di tessuti prelevati da persone sane per cercare quei geni la cui espressione risultava sovraregolata nelle persone affette da insufficienza cardiaca.

    Hanno così scoperto che in quattro famiglie estranee tra di loro, i cinque pazienti che avevano sviluppato questa patologia a rapida progressione in età giovanile, erano portatori di mutazioni omozigotiche (mutazione identica sia degli alleli paterni che materni) sul gene BAG5.

    Gli scienziati hanno anche scoperto mutazioni diverse su BAG5 in tre pazienti affetti da un sottotipo reversibile di cardiomiopatia dilatativa. Sperimentalmente hanno, quindi, verificato su modello animale le loro scoperte, introducendo nel Dna di topi di laboratorio le mutazioni omozigotiche scoperte, inducendo nelle cavie lo sviluppo di alcune forme di cardiomiopatia umana, incluso il danno ai ventricoli.

    Successivamente i topi sono stati sottoposti a terapia genica con somministrazione, tramite vettore virale, della versione sana del gene BAG5 che ha dimostrato di combattere i sintomi manifesti della malattia e ha migliorato la sopravvivenza dell’animale.

    “Questa scoperta – ha spiegato Hakui – indica che la terapia genica AAV (basata su Virus Adeno Associati) dovrebbe essere maggiormente studiata come possibile trattamento alternativo al trapianto di cuore per quei pazienti che hanno mutazioni sul gene BAG5”.

    Rita Lena

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