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Primo trapianto con cuore di maiale geneticamente modificato

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    Primo trapianto con cuore di maiale geneticamente modificato –

    Per la prima volta al mondo trapiantato un cuore di maiale su un essere umano. Il paziente si chiama David Bennett Sr, ha 57 anni e, a quanto dicono i medici, sta bene.

    L’intervento durato otto ore è avvenuto venerdì scorso a Baltimora nel Centro Medico dell’Università del Maryland, ma l’annuncio è stato dato prudenzialmente solo ieri notte.

    Secondo il cardiochirurgo Bartley Griffith, direttore del programma di trapianti del centro medico, autore dell’intervento, il cuore funziona così bene, che il paziente, dopo aver superato la soglia critica delle 48 ore, potrebbe essere staccato dalla macchina per la circolazione extracorporea.

    David Bennet era quel che si suol definire “un caso disperato” tanto che la FDA (Food and Drug Administration) si è riunita poco prima di capodanno per autorizzare il trapianto con uso compassionevole di organo di animale geneticamente modificato. Una strada, quella degli xenotrapianti, lunga e difficile che ha richiesto negli ultimi venti anni, miliardi di investimenti, con l’unico obiettivo di rendere più accessibile il trapianto a chi ne ha più bisogno.

    Nel mese di ottobre a New York è stato trapiantato, su un essere umano cerebralmente morto, un rene di un maiale geneticamente modificato per verificare la mancanza di rigetto. Il trapianto di cuore di Baltimora conferma che il maiale è l’animale più compatibile dal punto di vista anatomico e fisiologico per ottenere organi trapiantabili sull’uomo.

    Secondo gli scienziati questo trapianto è il risultato di decenni di studi sul genoma del maiale per eliminare quei geni ritenuti troppo diversi per adattarsi ad un organismo come quello umano. Un risultato che segna un’era e che ha portato all’”umanizzazione” del maiale nel quale sono stati trasferiti sei geni umani che rendono le cellule dell’animale più simili a quelle dell’uomo. Il maiale che “ha donato” il cuore conta una decina di modificazioni genetiche finalizzate a creare un organo trapiantabile in grado di salvare una vita.

    Quali sono i rischi, oltre a quelli relativi all’intervento chirurgico e ad un rigetto immediato? Secondo gli scienziati, ci potrebbero essere rischi legati al fatto che le cellule di maiale contengono una buona quantità di retrovirus endogeni integrati nel genoma. Un problema che è stato oggetto, negli ultimi venti anni, di grossi dibattiti riguardanti la possibilità che questi retrovirus possano mutare, ricombinarsi e passare all’uomo mediante trapianto. Un rischio che si è concretizzato decenni fa quando il virus degli scimpanzé passò all’uomo sottoforma di HIV.

    Tuttavia, affermano i ricercatori , in tutte le sperimentazioni fatte negli ultimi decenni non si ha notizia di un retrovirus del maiale passato all’uomo.

    Ma la ricerca non si ferma: la prossima frontiera è arrivare alla riparazione cellulare del tessuto cardiaco, trasferendo all’interno del cuore geni in grado di rimettere in moto i cardiomiociti perché riformino il tessuto muscolare danneggiato.

    Rita Lena

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