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Umberto I, inaugurato nuovo reparto di oncologia pediatrica: il racconto dei clown di corsia di Antas

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clown2Quando i sogni e le speranze di bambini gravemente malati si realizzano, è una grande vittoria per tutti. La pensano così i clown di corsia di Antas, decine e decine di volontari che da anni, tutti i sabati, si impegnano nel reparto di oncologia pediatrica e in altri reparti del Policlinico Umberto I di Roma per regalare un sorriso ai bambini ricoverati. Qualche giorno fa di sorrisi ce ne sono stati parecchi visto che finalmente, dopo 7 anni, è stato inaugurato il nuovo reparto di oncologia pediatrica che si pone l’obiettivo di diventare il secondo punto d’eccellenza di tutta Italia, dopo il Bambin Gesù.

A festeggiare il taglio del nastro c’erano il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni e tante altre autorità. Tutti hanno espresso parole forti per quello che è un grande esempio di eccellenza medica, ma soprattutto un atto di umanizzazione di cure che restituisce dignità ai pazienti. Finalmente un reparto a misura di bambino, con le stanze colorate, un’area giochi realizzata da un’illustratrice Disney e una cucina dove i genitori dei bambini possono preparare un vero pranzo per i propri figli, per farli sentire anche un po’ a casa. Walter Veltroni ha sottolineato come questi bambini “devono vivere in un contesto fatto di colori e sorrisi” per affrontare cure tanto delicate. “Grazie al lavoro e alla passione di tante persone che ce la mettono tutta per migliorare la vita di questi pazienti si realizzano esempi importanti come questo, che sono sintomo di un sistema che sta cambiando” ha sottolineato durante l’inaugurazione Nicola Zingaretti.

Ma dietro il grande evento ci sono i veri protagonisti di questa storia: i bambini che ogni giorno affrontano una situazione davvero difficile e che, grazie all’aiuto di questi meravigliosi volontari, riescono a trovare il sorriso. “Quando c’è impegno, entusiasmo e passione si possono raggiungere traguardi difficilissimi – spiega Cristiano, uno dei clown di Antas – Il nostro è un volontariato che si discosta abbastanza dal concetto che c’è nell’immaginario comune. Noi ci trasformiamo in clown perché vogliamo tirar fuori lo spirito infantile di ogni bambino, ma per fare questo dobbiamo mettere a nudo prima di tutto il nostro di spirito infantile. Non ci sono ingredienti indispensabili per riuscire ad essere questo tipo di clown: c’è solo il cuore di chi decide di fare questa scelta e mette il suo tempo a disposizione degli altri. Sembra un sacrificio, ma facendo questo ci si accorge che l’aiuto che si dà, torna indietro in tante forme. In termini di emozioni, gratificazione e crescita. Per noi quello che facciamo tutti i sabati nel reparto di oncologia pediatrica, ma anche in terapia intensiva, in nefrologia, fibrosi cistica e pronto soccorso, è un servizio. Sono molteplici i significati di questa parola: comprende il fatto che assolvi un compito per gli altri,di cui però sei responsabile perché ti metti totalmente in gioco ed hai bisogno di tutte le tue energie. Spesso capita che entriamo in una stanza a portare emozioni e ne usciamo con un carico altrettanto forte. E’ tutto uno scambio di sentimenti che a volte sono di gioia a volte un po’ meno, ma il nostro sforzo è comunque quello di portare un po’ di luce in situazioni dove ce n’è poca”.

Un altro aspetto fondamentale di questo tipo di volontariato è il rapporto che si crea anche con il personale medico: c’è una grande collaborazione ed integrazione per cui può capitare che un medico chieda l’aiuto del clown per un particolare intervento sul bambino (ad esempio un prelievo o manipolazioni ortopediche fastidiose). Grazie alla loro professionalità i volontari di Antas sono riusciti a ritagliarsi un ruolo riconosciuto all’interno dell’ospedale e quest’integrazione rende l’ambiente ancora più sereno e disteso. Inoltre è il medico stesso che sa quanto è importante il momento della clownterapia perché vede che i bambini lo  aspettano con grande entusiasmo. “Tutto questo ti dà grande forza per continuare, un grosso senso di gratificazione personale ma anche di responsabilità, perché sai che all’appuntamento non puoi mancare”.

Cosa spinge una persona a fare questa scelta? “Ci sono vari aspetti complessi che ruotano intorno ad una scelta del genere, e ognuno di noi si avvicina al corso di clown terapia con una sua motivazione soggettiva. Io personalmente sono stato affascinato dal film di Patch Adams, ma la cosa più importante è che nel momento in cui entri a far parte del gruppo, ti accorgi che tutte queste motivazioni soggettive confluiscono in un unico flusso di energie che segue dinamiche differenti. Per quanto mi riguarda per fare il clown devi avere ben chiaro il fatto che il sorriso è un’arma potentissima: non è detto che dietro ogni sorriso non ci siano delle lacrime e viceversa. Una volta che hai capito questo riesci ad maneggiare quest’arma con cura, nel senso che puoi portare un sorriso dove sembra quasi impossibile ottenerlo. In reparti come questi può sembrare assurdo mettersi a scherzare, ma non è così: tutti abbiamo bisogno di aggrapparci a qualcosa e noi siamo il mezzo per dare speranza a questi bambini. Ci riusciamo non perché siamo attori professionisti, ma perché lo facciamo con amore”. 

http://www.antasonlus.org/

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