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AIPD: BAMBINI CON SINDROME DOWN IN PUBBLICITA’? PERCHE’ NO, ANCHE QUESTA E’ INTEGRAZIONE

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Perché non inserire dei bambini con sindrome di Down nella pubblicità? Magari scopriamo così che sono dei bambini in mezzo ad altri bambini e ci abituiamo ad incontrarli con naturalezza nella vita di tutti i giorni”. Così Anna Contardi, coordinatrice nazionale AIPD, Associazione Italiana Persone Down commenta il monologo di Luciana Littizzetto, che nel corso del Festival di Sanremo la scorsa settimana ha lanciato, sul tema della bellezza e della diversità un appello a inserire nella propria pubblicità un bambino con sindrome di Down, perché “I bambini con sindrome di Down sono dei bambini, non delle sindromi”.

Non abbiamo preclusioni sul fatto che una persona con sindrome di Down si impegni in pubblicità, ovviamente dipende dal prodotto e dallo slogan. Ho già visto un bambino con sindrome di Down impegnato in una pubblicità di giocattoli con altri bambini e l’ho trovato una buona idea, anche questa è integrazione. Diamo già da ora la nostra disponibilità a collaborare con le aziende che vogliono accogliere questa sfida”. Lavorare nella pubblicità per gli adulti diventa poi un altro canale per l’inserimento lavorativo, tema caro all’Associazione Italiana Persone Down, che si occupa di questo argomento da 22 anni.

Una prima esperienza significativa sull’inserimento di persone con SD come protagonisti di spot di aziende era stata realizzata dal CoorDown per l’edizione 2012 della Giornata Mondiale sulla sindrome di Down. In quell’occasione, gli attori di alcune delle più importanti campagne nazionali e internazionali – Averna, Illy caffè, Cartasi, Pampers, Toyota ed Enel – sono stati sostituiti da attori con Sindrome di Down. Per tutta la giornata del 21 marzo, sui principali network nazionali, è andata in onda la versione alternativa degli spot. La campagna, realizzata dall’agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi, è stata premiata con 7 Leoni d’Oro al Festival Internazionale della Creatività di Cannes. “Un segnale importante – conclude Contardi – che speriamo venga seguito da altri e non solo per un giorno”.

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