RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

Finché vedrai sventolar quella bandiera

Più informazioni su

Gennaio è iniziato da 15 giorni, ma la roulette russa, per quanto letale sembra essere, di giocatori in entrata ed in uscita non è mai finita.
Da un Palmieri pronto a cercare casa sia a Torino che a Milano, a Strootman pronto a partire direzione Liverpool, passando per Alisson corteggiato dai top club mondiali, sino ad arrivare a Radja Nainggolan che, stando alle ultime indiscrezioni, sarebbe divenuto oggetto dei desideri del Guangzhou Evergrande di Fabio Cannavaro.

Cinquanta milioni di euro, cifra che, a causa della ‘luxury tax’ imposta dal governo cinese per fermare le spese folli delle squadre di calcio, salirebbe sopra i 90 milioni, con un ingaggio di circa 10 al giocatore.
Alla Roma, in ogni caso, ne andrebbero “solo” 50, perché il resto finirebbero nelle casse dello stato cinese.

Invenzione? Realtà? Non lo sappiamo, visto che oramai la linea di demarcazione tra vero e falso è diventata più sottile che mai, soprattutto nell’epoca dove le cifre del mercato iniziano a gonfiarsi come non mai, dando uno schiaffo alla moralità ed al giusto.

Senza dubbio, però, la Roma non può permettersi la cessione del giocatore belga in questa sessione di mercato, visto che la sua partenza necessiterebbe dell’arrivo di un giocatore di altrettanto valore, cosa improbabile da realizzare prima del 31 di Gennaio, e per ciò i tifosi romanisti potranno, salvo totali stravolgimenti, dormire sereni e con la maglia del numero ‘4’ indosso.

Il punto fondante, della nostra analisi, è un altro, ovvero che, qualora dovesse partire Radja Nainggolan cosa potrebbe accadere in concreto? La Roma andrebbe  a perdere un top player? O l’ennesimo giocatore forte?
Nella Capitale di ‘top player’ veri ne sono passati, professionisti dentro e fuori dal campo, gente capace di far alzare trofei, uomini come Di Bartolomei, Falcao, Amadei, Ancelotti, Aldair, Batistuta ecc…

Ma anche professionisti veri come Cerezo e Burdisso, o il buon Castan.
Nomi capaci di far venire la pelle d’oca e far incorniciare il sorriso tra le lacrime ancor oggi, ma nomi che ci sono stati e che non ci sono più, come sempre accadrà.

Nainggolan è un giocatore eccezionale, in possesso di una intelligenza tattica, un atletismo e una ‘garra’ rare al mondo d’oggi, ma ciò nonostante non è, almeno al momento, un vincente, uno capace di trascinare la squadra in campo, uno in grado di farti svoltare la partita.
Insostituibile? No. Inarrivabile? Nemmeno.
E allora perché il tifoso medio dovrebbe dannarsi al solo pensiero di cedere un ragazzo come il Belga?

Non accetterei l’opinione di chi chiosa dicendo “mancanza di progetto” perché, se di progetto parliamo, quello ha un nome (stadio) e un luogo di nascita (Tor di Valle).
Quante volte abbiamo sentito definire, impropriamente, Salah un ‘mezzo giocator’ gli anni passati, per poi ritrovarci quest’anno dinnanzi a ‘un fenomeno da oltre 100 milioni’?

Non è che forse, compresi noi opinionisti, dovremmo smettere di etichettare giocatori forti come fenomeni, visto che noi, fortunatamente, di fenomeni veri, ne abbiamo visti, pochi, ma ci sono stati.
Tralasciando la stampa, i media, i social e tutto il sistema d’informazione degenerante nato nell’epoca del 2.0, il tifoso ha bisogno di qualcos’altro in questo momento, va bene sognare, ma necessita anche di concretezza e, vista la storia che contraddistingue i colori giallorossi, l’unica cosa concreta che c’è stata, c’è, e ci sarà, è l’amore per la maglia.

Perché i campioni, o ‘top player’, vanno e vengono, ma solo l’A.S. Roma resta.

Leonardo Diofebo

Più informazioni su