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La Roma non scende in campo, il Lecce cala il poker

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LECCE (3-5-2): Benassi 7, Oddo 7 Miglionico 7, Tomovic 7, Cuadrado 7 (17′ st Grossmuller 6.5), Blasi 7, Giacomazzi 7.5 (37′ st Bertolacci sv), Delvecchio 6.5, Brivio 6.5, Muriel 8 (27′ st Bojinov sv), Di Michele 7.5 (25 Petrachi, 3 Di Matteo, 80 Carrozzieri, 91 Bertolacci, 21 Grossmuller, 9 Corvia). All.: Cosmi 7.5. ROMA (4-3-3): Stekelenburg 4.5, Rosi 4.5, Kjaer 4.5, Heinze 4, Josè Angel 4.5, Gago 4.5, De Rossi 4.5, Marquinho 4.5, Lamela 5, Osvaldo 4.5, Bojan 6. (18 Curci, 11 Tadedi, 15 Pjianic, 20 Perrotta, 25 Ricci, 26 Tallo, 92 Viviani). All.: Luis Enrique 4. Arbitro: Orsato di Schio 6.5. Reti: nel pt 22′ Muriel, 44′ Di Michele; nel st 4′ Muriel, 11′ Di Michele (rigore), 43′ Bojnov, 45′ Lamela Angoli: 4 a 4. Recupero: 1′ e 4′. Ammoniti: Josè Angel, Delvecchio, Di Michele, Marquinho e Miglionico per gioco falloso, Blasi per comportamento non regolamentare Spettatori: 12.600

Brusco stop ai sogni Champions della di Luis Enrique che a Lecce assiste attonito – sempre seduto in panchina, quasi distaccato da una squadra che in campo proprio non c’è – al crollo della sua Roma. Finisce 4-2 per i giallorossi di casa, e solo nelle battute finali quelli ospiti contengono i termini della sconfitta dopo essere stati sotto anche di quattro reti. Non è la prima trasfera disastrosa per la squadra di Luis Enrique, ma per il tecnico asturiano è un segno preoccupante di carenze strutturali, più che di mancanze occasionali. Più di Muriel e le sue accelerazioni, o dei buchi difensivi romanisti, decisiva è stata la voglia del Lecce di uscire da una settimana pesante, contrapposta all’apatia romanista. Padroni di casa a tambur battente che guadagnano un punticino sul quart’ultimo posto (dai meno cinque della vigilia) nel tentativo di firmare sul campo una salvezza che dovrà poi passare al vaglio della giustizia sportiva per lo scandalo del calcioscommesse e per la presunta combine di Bari-Lecce dello scorso campionato. Sono Muriel e Di Michele, una doppietta a testa, gli artefici di un successo meritato, che non fa una grinza, che premia l’unica squadra volitiva mentre gli avversari, privi di Totti, hanno basato le proprie manovre su un asfittico e improduttivo gioco di rimessa. Solo dopo aver realizzato il poker i salentini hanno allentato la tensione agonistica consentendo alla Roma di realizzare, a distanza di due minuti (dal 43′ al 45′ della ripresa), le due reti della bandiera. Il Lecce è partito a mille e al 22′, dopo aver messo più volte in difficoltà la retroguardia romanista, è passato in vantaggio con Muriel. Il colombiano ha sfruttato un lancio di Giacomazzi, sul filo del fuorigioco, ha messo a sedere Stekelenburg e ha insaccato a porta vuota. Reazione dei capitolini? Manco per sogno. I pugliesi, visto l’avversario in difficoltà, hanno continuato a premere per chiudere la partita mentre l’unica azione avversaria è stata una conclusione di Bojan 38′: gran destro dai 25 metri ma Benassi è stato pronto nel respingere in angolo. Solo fuoco di paglia: il motivazioni del Lecce sono, evidentemente, superiori e il raddoppio è giunto al 44′: Di Michele, servito da Giacomazzi, in mezza girata di sinistro ha battuto ancora Stekelenburg. Stesso copione nella ripresa con la Roma ancora abulica e Lecce che non ha sbagliato un colpo. Al 4′ Muriel, con un’azione personale, ha siglato con un gran destro il tris. All’11’ è stato sempre il colombiano, migliore in campo, a procurarsi un rigore (fallo di Heinze) che Di Michele ha trasformato. Estasi Lecce per un poker inaspettato e Roma in tilt, incapace di riprendersi dalla figuraccia. Ci ha provato Osvaldo, al 19′, ma Benassi ha sventato in uscita. A salvare l’onore e a limitare i contorni della figuraccia, complice anche un Lecce ormai sfinito, ci hanno pensato nel finale Bojan e Lamela. Era, però, troppo tardi per una rimonta che non sarebbe stata meritata.

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