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Roma, Baldissoni: “Gli americani hanno i soldi però li spenderanno con giudizio”

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«Gli americani hanno i soldi però li spenderanno con giudizio». A rivelare il ‘modus operandi’ della nuova proprietà statunitense per la gestione della Roma è l’avvocato Mauro Baldissoni, componente del consiglio d’amministrazione della società giallorossa. Il legale, che la scorsa estate con lo studio Tonucci ha seguito passo passo la trattativa che ha portato alla cessione della Roma dalla famiglia Sensi alla cordata Usa, ha rivelato nel corso di una intervista a Sky Sport24 di aver parlato nei giorni scorsi con James Pallotta, socio forte del consorzio americano. «Mi ha detto che lo considera un investimento che intende lasciare in eredità anche ai propri figli e siccome è un padre responsabile vuole lasciargli qualcosa che abbia un valore e non la responsabilità di un investimento in perdita da dover finanziare con decine di milioni ogni anno per chiudere i debiti». «Questo non vuol dire che non sono pronti ad investire – ha quindi aggiunto Baldissoni -, anzi dovranno farlo per giustificare il senso di tutte le iniziative che stanno programmando, perchè se la Roma non diventa competitiva a livello internazionale l’obiettivo di lanciare il brand a livello mondiale (accordo con la Disney, il tour negli Usa e forse anche in Asia, ndr) evidentemente non avrebbe senso. Una squadra che non vince non verrà riconosciuta a livello internazionale». E in attesa di tornare a lottare stabilmente per lo scudetto, e competere anche per l’Europa che conta, la proprietà statunitense, assieme al socio UniCredit, è sempre alla ricerca di potenziali nuovi investitori da coinvolgere nel progetto legato alla Roma. «In occasione della ricapitalizzazione (50 milioni di euro entro fine maggio, ndr) si sta cercando di valutare la possibilità di inserire alcuni ulteriori investitori che abbiano natura strategica prima di tutto dal punto di vista geografico – ha ammesso Baldissoni -, che diano la possibilità di avere una penetrazione nei mercati asiatici, preferenzialmente la Cina, o una strategia di natura industriale che consenta di rafforzare la presenza su alcuni mercati come quello dei media».

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