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“Un giorno da ricordare. Chi vuole salire sul carro io lo porto”

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«Questo è un giorno da ricordare». Una frase secca, ma che ha una forza dirompente. Poche parole per dire di essere entrato nella storia del calcio italiano. La pronuncia Francesco Totti che subito dopo aggiunge: «E pensare che un mese fa mi davano finito. Sul mio carro, chi vuole montare io lo porto». Il 20 marzo 2011 è per Francesco Totti un’altra data di una carriera – tutta in giallorosso – che rimarrà indelebile nella sua mente e negli almanacchi. Il ‘Capitano‘, come lo chiama il popolo romanista, segna una doppietta ed entra nel ristretto clan di coloro che hanno realizzato più di 200 gol in serie A. In questo salotto buono Totti è in compagnia di Baggio, Altafini, Meazza, Nordhal, Piola. E per entrare nella storia, ironia del destino, sceglie un campo dove non aveva mai segnato, il Franchi di Firenze. «Questo è un giorno da ricordare, un’altra tappa di una lunga carriera bellissima che ho voluto fare sempre con la stessa maglia e sono orgoglioso di averlo fatto ma non mi fermo qui. Il mio obiettivo è quello di superare il record di Roberto Baggio (205 reti)». È euforico il Capitano, che prima ha dimostrato freddezza dal dischetto per il gol numero 200 e poi ha mostrato classe e forza con un tiro di collo esterno destro per la rete numero 201. E quel pollice in bocca per festeggiare (in onore dei suoi figli) continua a far impazzire i suoi estimatori. Certo, a vederlo in campo trascinatore, c’è da chiedersi come faceva Ranieri a impiegarlo part-time. Da Quando è tornato al centro dell’ attacco con Borriello che colleziona panchine, la Roma è un’altra Roma e Totti è un altro Totti. «Un mese fa, sicuramente, non avrei pensato di riuscire a raggiungere questo traguardo. Adesso gioco in una posizione più avanzata e questo mi permette di andare al tiro e di segnare. Avevo detto che oggi avrei toccato quota 202? Non sono stato di parola ma sento di attraversare un bel momento. Venivo da stagioni piene di reti: trovarmi ogni volta la palla respinta e uscita di mezzo metro, mi condizionava». Record collezionati e tabù sfatati: «Per 18 anni non ho mai segnato qua, era ora». Euforia, sì. Ma anche lucidità e voglia di riscatto. «Sul mio carro, chi vuol montare, io lo porto. È un carro parecchio grande. Un mese fa mi davano per finito, ma io sapevo delle mie possibilità e di cosa stavo facendo». La rinascita di Totti è coincisa con l’ arrivo in panchina di Montella: «Non ho avuto nessun problema con Ranieri, anzi ho avuto sempre un ottimo rapporto con lui. È normale che quando si cambia allenatore si cerca sempre di trovare qualcosa di negativo. E quando le cose non vanno l’unica persona che si può cambiare è l’allenatore e noi l’abbiamo fatto. Con Vincenzo sono cambiate tantissime cose, soprattutto abbiamo ritrovato i risultati e i miei gol». Tutti gli chiedono del futuro, dei suoi programmi. Ma Totti sembra esorcizzarlo. «Il mio futuro? Sinceramente non ci penso. Mi godo questo momento, il fatto di essere tornato me stesso, di aver ritrovato serenità e continuità. Sono contento di questo». Guardando al presente, invece, l’obiettivo si chiama sempre Champions League, anche dopo il 2-2 di Firenze contro la Fiorentina: «Nel primo tempo era impossibile giocare per il vento, nel secondo tempo dopo il pareggio ci siamo sbloccati. Siamo contenti per il risultato – conclude Totti -. La prospettiva è sempre quella di entrare nelle prime quattro. Oggi è stato un buon pareggio perchè abbiamo saputo reagire. Potevamo anche andare in vantaggio…». Pensa all’ assist confezionato per Menez sull’ 1-1 e fallito dal francese e gli occhi un pò si spengono. Per un attimo. Dalla mente riemergono i gol e quota 201 e ripete: «È un buon punto». In un giorno da ricordare.

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