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Figli di Dedalo: Salisburgo-Lazio 4-1

Piangere sul latte versato non fa per la Lazio. L’imperativo categorico è rialzarsi, leccarsi le ferite e metterci l’anima a partire dalla prossima gara, il derby capitolino

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Roma – Il fuoco che illuminava la notte austriaca aveva illuso tutti, dai tifosi agli addetti ai lavori, in modo particolare i calciatori. Eppure la storia di Icaro non è poco conosciuta. Il Sole non si raggiunge con ali di cera, e la Lazio ha provato a farlo, specchiandosi nel lago a contemplare la propria bellezza, per poi sprofondare come il peggior Narciso.
E dire che i presupposti per confermare il risultato dell’andata c’erano tutti. La prima frazione di gioco scivola sullo zero a zero, con un’occasione per parte, entrambe sventate da due belle parate di Strakosha e di Walke.

Le reti inviolate del primo tempo sono il preludio alla samba delle finalizzazioni. Immobile, dopo essersi divorato un gol, finalizza un assist di Luis Alberto, spedendo sotto l’incrocio il pallone per poi volare sotto il meraviglioso settore ospiti austriaco.

Qui la Lazio commette il grande errore di chiudere i rubinetti, spegnendo la fonte dell’energia capace di dissetare i biancocelesti. Dabbur trova il gol del pari due minuti dopo, sfruttando una leggera deviazione di Luiz Felipe. Al Salisburgo servivano due gol per passare. Impensabile subirne altri due, pensano in molti, ma il palo di Schlager fa suonare la sirena dell’emergenza, sentita solo dai tifosi. Quella che i calciatori percepiscono è invece una sirena adulatrice, quella della semifinale, che viene ascoltata troppo presto.

Quando ascolti il canto delle sirene sei finito. Esse si concretizzano nel silenzio mentale dei cinque minuti di follia in terra austriaca. I marcatori austriaci, ben spalmati dal 72’ al 76’ minuto di gioco, sono i nostri carnefici. Prima Haidara, poi Hwang (Chi era costui?) e infine Lainer decretano la fine di un sogno, il crollo delle speranze e il ritorno del ballo delle incertezze.

L’assalto finale per agguantare almeno i supplementari è mal organizzato, frutto del nervosismo è dell’incredulità generale. Il riassunto si rinviene nel passaggio di Luis Alberto a Lulic in un corner che poteva essere importante e che invece è stato battuto corto.
Si esce dall’arena austriaca attoniti, increduli, consapevoli di essere stati figli di Dedalo per una sera. Piangere sul latte versato non fa per la Lazio. L’imperativo categorico è rialzarsi, leccarsi le ferite e metterci l’anima a partire dalla prossima gara, il derby capitolino.
Forza ragazzi, nulla è compromesso.

Tommaso Franchi

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