RomaDailyNews - Il sito di informazione di Roma

I meriti della Roma e le colpe della Lazio

Più informazioni su

Il campo dice Roma. I giallorossi si aggiudicano il derby d’andata grazie ai gol di Perotti e Naingollan. La rete di Immobile accorcia le distanze, ma non basta. Di Francesco vince il suo primo derby, orchestrando una gara tatticamente impeccabile, lavorando anche sulla psicologia della sfida.

Non a caso i meriti della Roma cominciano già prima dell’ingresso in campo, nel tumulto delle Nazionali. Richiamare Kolarov e Naingollan dagli impegni con Serbia e Belgio si è rivelata una scelta vincente. Il primo si è potuto concentrare a pieno sulla sfida, mentre il secondo ha lavorato sul dolore. Entrambi, alla fine, sono stati fondamentali. Il mister romanista non ha tralasciato l’aspetto mentale, preparando una gara basata sulla compostezza e sul rigore tattico. La chiave di volta è stata quella del pressing ragionato sulla difesa laziale, che ha mostrato tutte le lacune tecniche di un Bastos in confusione totale.

derby della capitale

derby della capitale

La Roma, stretta in campo e compatta tra i reparti, ha sfruttato famelicamente gli errori dei biancocelesti, dimostrando di essere spietata e cinica come non succedeva da tempo.

La Lazio, tuttavia, ci ha messo del suo. La partita più opaca della stagione coincide con il momento cruciale del campionato, quello dove il derby diventa uno scontro diretto. Milinkovic e Luis Alberto risentono delle fatiche in Nazionale, dimenticandosi di fare filtro tra la retroguardia e l’attacco.

Non sono riusciti ad illuminare la manovra offensiva, mancando del supporto che ha portato i biancocelesti ai vertici del torneo. La difesa, principio della manovra, non ha avuto vita facile a causa del tridente romanista, meno splendente e più gregario del solito. E’ mancata la fase di impostazione, causando un gioco macchinoso e, a tratti, intimorito.

Inoltre, a livello psicologico, l’impatto sulla partita è stato teso e nervoso, come visto dall’entrata di Lulic su Naingollan a inizio gara.

I meriti della Roma, dunque, coincidono con i demeriti della Lazio. Questo assioma ha fatto in modo che, alla fine, il risultato sia stato giusto, perfettamente in linea con i valori in campo e con gli assetti tattici delle squadre.

Così come la Roma deve mantenere i piedi per terra, per rendere il suo campionato davvero di vertice, così la Lazio non deve abbattersi, andando avanti sulla falsa riga di questo smagliante inizio di stagione. Entrambi i mister lo sanno bene. Eusebio non avrà tempo di festeggiare. La Roma deve avere la testa per affrontare la trasferta di Madrid, mettendo in cassaforte il passaggio del turno, step impensabile all’inizio delle danze. Simone, invece, dovrà far rifiatare i suoi pilastri in Europa League, dove ha già la qualificazione in tasca, facendoli ripartire a pieno regime alla ripresa del campionato.

Alla fine di tutto, come sempre, è stato un grande derby. Un derby dove la Roma ha meritato di vincere e nel quale la Lazio poteva fare di più. Ma la pagina più bella della partita è stata l’unione totale e completa di tutto lo stadio alla vista della coreografia della Curva Nord. Un applauso unito, sentito e commosso di tutto lo stadio nel ricordo di Gabriele, ragazzo al quale la vita è stata strappata di dosso ingiustamente. Momenti come questi rendono il calcio bello e la stracittadina romana una partita unica al mondo.

Perchè, dopo il novantesimo, la Lazio perde e la Roma porta a casa il risultato. Ma a vincere è il tifo di entrambe le squadre, unito come non mai per un momento che, oltre il risultato, resterà scolpito nella storia del calcio capitolino.

Tommaso Franchi

Più informazioni su