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Inzaghi si regala un dono da scartare: Lazio-Salisburgo 4-2

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La Lazio esce vincitrice dal primo duello con il Salisburgo, ma nessuno si azzardi a dare per scontato il passaggio del turno. Ne rifila quattro, subendone due, ad una squadra imbattuta in Europa da diciannove gare. Un’impresa che non passa inosservata agli occhi dei più esperti, ma che non deve essere la culla della compagine capitolina.

Il gol del vantaggio di Lulic crea un velo di Maya, capace di illudere l’Olimpico stracolmo e i tifosi a casa. Velo squarciato da una scellerata decisione dell’arbitro Hategan, l’ennesima di una stagione negativa nel rapporto con gli arbitri. L’arbitro rumeno concede un rigore generoso agli austriaci per una gomitata di Basta su Dabbur. Il serbo guarda sempre la palla, colpendo la punta ospite senza alcuna intenzione di recargli danno. Peccato che Berisha non sia interessato a questo e porta a termine la sua missione, trafiggendo Strakosha e portando i conti in parità.

La Lazio rientra dagli spogliatoi con la rabbia in corpo di tutti i tifosi, capaci di incitarla fino in fondo. Tempo fa l’energia negativa si sarebbe tramutata in dolore, ma stavolta diventa incanto. Nella settimana della magia di Cristiano Ronaldo un filo di polvere fatata tocca Parolo, che col tacco inebria i laziali, portandoli sul due a uno. Sembra tutto molto bello, ma è solo un’apparenza.

Marco Rose fa entrare Minamino, nome tanto buffo quanto deleterio. Il primo pallone toccato lo trasforma in oro, come Re Mida. Il pareggio sembra chiudere i conti, ma nessuno li aveva fatti senza l’oste brasiliano di nome Felipe Anderson.

Il terzo gol dei biancocelesti è la sintesi perfetta della nostra stagione. La Lazio corre; non importa dove e come, non si cura degli inciampi, non ragiona sugli ostacoli, corre e basta. E finalizza, proprio come Felipe. Fortunatamente il gol di Immobile mette il lucchetto alla gara d’andata, ma non sul bilancio complessivo. Nell’ottica dei centottanta minuti due gol subiti pesano come un macigno. Farne quattro aiuta, ma chi stasera si adagia sugli allori sia paziente a festeggiare.

Trattenga l’urlo, per poi tramutarlo in boato di gioia o in rantolio di disperazione. Se proprio vuole dire qualcosa, sempre con discrezione, faccia uscire dolci parole alla creatura del nostro grande Mister.
Tanti Auguri Simone, ti sei fatto un bel regalo. Adesso basta solo spacchettarlo.

Tommaso Franchi

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