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Tris della Lazio al Napoli e la Champions è vicina

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Lazio (4-2-3-1): Marchetti 6, Konko 6.5, Diakitè 6, Biava 6, Radu 6.5, Cana 6 (30′ st Brocchi s.v.), Ledesma 6, Candreva 7.5, Hernanes 5 (1′ st Gonzalez 6), Mauri 7, Rocchi 6. (1 Bizzarri, 5 Scaloni, 14 Garrido, 30 Alfaro, 18 Kozak). All.: Reja 6.5. Napoli (4-3-3): De Sanctis 5, Campagnaro 5, Cannavaro 5, Britos 5.5, Aronica 5.5 (27′ st Dossena s.v.), Dzemaili 5, Inler 6, Hamsik 5, Pandev 6 (34′ st Vargas s.v.), Cavani 5.5, Lavezzi 6. (15 Colombo, 2 Grava, 3 Fideleff, 21 Fernandez, 31 Dezi). All.: Mazzarri 5.5 Arbitro: Mazzoleni di Bergamo 6 Reti: nel pt 9′ Candreva, 34′ Pandev; nel st 23′ Mauri, 36′ Ledesma (rigore). Angoli: 4-1 per la Lazio Recupero: 0′ e 3′ Ammoniti: Cannavaro, Britos, Dzemaili e Brocchi per gioco scorretto Spettatori: 35.000

Era la notte del ricordo di Giorgio Chinaglia e la Lazio ha onorato il suo uomo-simbolo ed eroe del primo scudetto battendo quel Napoli i cui tifosi hanno perso la battaglia della civiltà, non rispettando prima del match il minuto di silenzio in memoria di ‘Long John’. È stato un prologo della partita da far cadere le braccia, per fortuna non ha preso lo stesso verso il match che non sarà stati altamente spettacolare, ma ha avuto i suoi momenti emozionanti, primo fra tutti, al 23′ st, il bellissimo gol in semirovesciata di Mauri al volo su cross dalla sinistra di Radu. Il match-winner di questo ‘spareggiò per il terzo posto, ora tornato nelle mani della Lazio (però mercoledì c’è la Juve a Torino) è stato quindi proprio quel Mauri che prossimamente verrà sentito dai magistrati che indagano sul calcioscommesse ma che per ora, e fino a prova contraria, rimane un protagonista in positivo. Sottolinearlo è giusto dopo una rete del genere ed una prestazione buona anche a coprire le manchevolezze del collega Hernanes, oggi nullo al punto che dopo un tempo Reja si è visto costretto a sostituire il brasiliano. La Lazio non sarà sinonimo di bel gioco ma ha vinto per 3-1 per meriti propri (molto bene Candreva) e perchè il Napoli nel secondo tempo ha dato l’impressione di aver esaurito la benzina giocando al piccolo trotto e con poca lucidità specialmente in fase offensiva, nonostante i tre ‘tenorì (male in particolare Hamsik) più Pandev. Mazzarri infatti, a causa delle assenze sulle corsie esterne, aveva rinunciato fin dall’inizio al suo modulo tradizionale del 3-5-2 affidandosi ad una manovra soltanto in teoria più spregiudicata: mancavano la voglia e l’energia per metterla in pratica. Così ora al terzo posto è tornata di nuovo, e da sola, la Lazio che ha tre punti di vantaggio sull’Udinese che mercoledì verrà all’Olimpico per far visita alla Roma oggi messa sotto a Lecce. A farsi stendere, stavolta direttamente dai laziali, è stato anche un Napoli deludente, in cui il solo Pandev ci ha messo un pò di grinta, desideroso di farsi rimpiangere dal suo ex pubblico e di dare un dispiacere a Lotito. Non è stato un caso che dopo il gol dell’1-1 segnato al 34’ su assist di tacco di Lavezzi abbia esultato rabbiosamente mettendosi anche le mani sulle orecchie, gesto irridente forse più verso il suo ex presidente che la tifoseria laziale. La prima rete della partita era arrivata dopo appena 9 minuti, dopo un’iniziativa di Konko sulla destra conclusa con un passaggio di Rocchi che toccava verso l’accorrente Candreva, il quale realizzava con il destro grazie anche alla complicità di un incerto De Sanctis. Il Napoli reagiva sfiorando il pareggio con Cavani che, lanciato da Pandev, si faceva precedere da Marchetti, poi la partita si adagiava su ritmi non irresistibili, con qualche lampo degli ospiti, come il bel ‘dai e vaì fra Lavezzi e Cavani non finalizzato a dovere dall’argentino (tiro in fallo laterale). Poi c’erano stati la rete di Pandev ed un contatto in area tra il macedone e Cana, con l’attaccante finito a terra. Nella ripresa quasi solo Lazio, con un gran tiro di Candreva respinto da De Sanctis, la rete-capolavoro di Mauri e poi quella su rigore realizzata da Ledesma, dopo che Britos aveva cercato di rimediare maldestramente, stendendo Rocchi, ad un errore di Inler. A quel punto c’era solo da attendere la fine e poi ricominciava la festa per Chinaglia, con il figlio dell’eroe laziale sotto la curva nord a mostrare una maglia n. 9 del padre, quella del campionato ’74-’75 con lo scudetto sulla casacca biancoceleste. Bei tempi, chissà quando torneranno.

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