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Stadio di Tor di Valle: le tappe di una ‘Odissea Infinita’

Il futuro della Roma è tutto da (ri)scrivere. Tante le caselle ancora vuote per la prossima stagione: allenatore, Ds (se non si vuole dare fiducia a Massara), staff atletico, staff sanitario. E poi il calciomercato che, come tutti sanno, inizia la sua fase embrionale proprio in questo periodo dell’anno.

Ma la vera partita la Roma la sta giocando su altri tavoli. Perché il futuro della società, che ricade fisiologicamente anche sulla sfera tecnica, dipende soprattutto dalla questione Stadio. Facciamo un breve sunto di quanto accaduto finora nel percorso intrapreso dall’As Roma per la costruzione della sua nuova ‘casa’, ormai avvenuto circa 7 anni fa.

Fino all’alba del 20 marzo scorso (arresto di De Vito) all’ok per lo Stadio mancavano l’approvazione della Variante Urbanistica e della Convenzione Urbanistica. Il tutto sarebbe stato portato in Campidoglio per la votazione, molto probabilmente entro l’inizio di maggio. Quindi la sera del 19 marzo, mancava un mesetto, giorno più o giorno meno. Con l’ok, poi tutto sarebbe passato alla Regione Lazio per l’ultimo step: il permesso ad iniziare i lavori.

Ma come si era arrivati a quel punto? Prima le trattative con la Giunta Alemanno, che però poi viene sostituita alla guida della Capitale dalla Giunta Marino a metà del 2013. E allora bisogna di fatto ricominciare da capo. Con Marino le trattative arrivano ad un punto avanzato, tant’è che nel dicembre 2014 si arriva alla pubblica utilità dell’opera. Niente da fare. Si cambia sindaco anche questa volta. Però bisogna aspettare pure qualche mesetto in più, perchè nell’attesa del nuovo governo capitolino a Roma , alla fine del 2015, viene nominato un Commissario Straordinario. E quindi c’è da aspettare il nuovo sindaco per riprendere il discorso.

Si arriva così, a giugno del 2016, con il nuovo sindaco di Roma: Virginia Raggi. Ma il progetto che aveva passato la pubblica utilità sotto la Giunta Marino non va più bene. La Roma se vuole il suo Stadio deve modificare il progetto. Fatto. A fine febbraio del 2017 arriva l’accordo sul nuovo progetto dello Stadio. Poi arriva anche l’ok della Conferenza dei Servizi (dicembre 2017).

A questo punto sembra oggettivamente che la nuova ‘casa’ della Roma sia vicina. Manca ancora un passaggio in Comune (variante urbanistica e convenzione urbanistica) e poi tutto sarebbe passato alla Regione Lazio per l’ok definitivo. Insomma, la strada sembrava ormai decisamente in discesa.

E invece no. All’alba del 13 giugno scorso scattano le manette per Luca Parnasi nell’ambito dell’inchiesta ‘Rinascimento’. Sembra la pietra tombale su tutto. In realtà l’inchiesta non tocca direttamente l’iter burocratico dello Stadio, che quindi potrebbe riprendere. E invece no, anche questa volta.

Il Campidoglio decide legittimamente di vederci chiaro ed esegue un controllo interno per sincerarsi che l’iter fin lì arrivato sia trasparente. Si arriva così a febbraio del 2019. Conferenza stampa in Campidoglio per la relazione definitiva del Politecnico di Torino. La sindaca afferma che lo Stadio si farà.

Finalmente dopo tanti anni, dopo tanti accadimenti (3 diverse giunte comunali, un Commissario Straordinario e un’ indagine della magistratura), ci siamo. Con tutta probabilità entro maggio si potranno votare le delibere per l’ok.

E ora torniamo alla sera del 19 marzo scorso. Si va a dormire sapendo che probabilmente di lì ad un mesetto ci sarebbe stata la votazione delle ultime delibere comunali per lo Stadio, più o meno la situazione della sera del 12 giugno precedente. E invece all’alba del giorno dopo (20 marzo) viene arrestato il Presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito.

E ora? Il Campidoglio ricongelerà l’iter burocratico come accaduto lo scorso giugno? E se si, per quanto tempo? Il Governo Capitolino sarà ancora in grado di avere la maggioranza necessaria per l’ok allo Stadio?

Domande a questo punto legittime, ma che sarebbero inutili se l’indagine della magistatura, che sta semplicemente operando nell’interesse comune, dovesse far emergere comportamenti illeciti nell’iter burocratico. O se Pallotta semplicemente (e umanamente) si stancasse di tutto questo e se ne tornasse a Boston. Lasciando Roma e la Roma esattamente come le aveva trovate nel 2011…