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TENNIS, MASHA SFIDA SERENA E IL PASSATO

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PARIGI – Mentre Serena Williams metteva in mostra un tennis assolutamente spaventoso, nella seconda semifinale del Roland Garros contro un’impotente Sara Errani, Maria Sharapova era impegnata a farsi la doccia, rispondere alla stampa e pranzare. E’ una fortuna: meno ha visto di quanto successo dopo la sua vittoria su Victoria Azarenka, migliore sarà il suo morale entrando sul Philippe Chatrier, sabato pomeriggio.

Il dominio di Serena impone timore su chiunque la debba affrontare. Non può essere altrimenti: in campo contro di lei non ci sono risposte. Subire il suo tennis dev’essere qualcosa di simile alla claustrofobia: rinchiusi in uno spazio ostile, senza vie di fuga.

Tale è l’entità del dominio che Serena ha instaurato sul circuito femminile da quando, lo scorso anno qui, perse una partita irripetibile contro Virgine Razzano. Da allora, ha perso tre partite. Ha vinto Wimbledon, Olimpiadi, US Open, WTA Championships, Miami, Roma, solo per citare gli acuti più brillanti.

Maria sa di andare incontro a una sorta di missione impossibile. L’ha imparato, a sue spese, nel corso degli ultimi nove anni. Da quando una Sharapova diciassettenne sorprese Serena e il mondo nella finale di Wimbledon 2004, ripetendosi poi al Masters dello stesso anno, non è più riuscita a evitare la sconfitta. Solo perché Maria è una campionessa di razza purissima, riuscirà comunque a scendere in campo determinata e senza avvertire un senso di inevitabilità che la porterebbe a perdere ancora più in fretta. “Ragazzi, vi mentirei se dicessi che la cosa non mi ha disturbato” ha ammesso ai giornalisti la siberiana, “Ma nonostante quel bilancio, sono felice di crearmi un’altra possibilità di uscire là fuori e affrontarla”. Tredici: il numero di volte che ha perso con Serena, di cui le ultime dodici sono consecutive. Uno: il numero di giochi totalizzato nella finale delle Olimpiadi dello scorso anno, sull’erba di Wimbledon. Di tutte le batoste ricevute, la più devastante è stata quella subita sullo stesso Centre Court sul quale aveva iniziato a brillare. E’ utile a dare la misura di quanto sia di un’altra categoria Serena, quando oltre al suo tennis mette in campo rabbia agonistica e determinazione. In un certo senso, vedersi opporre prestazioni come quella, simile a quella vista in semifinale contro la nostra Errani, può essere quasi lusinghiero: una crudele dimostrazione di stima.

Per Serena si tratterà della ventesima finale Slam della sua carriera. Delle precedenti 19, ne ha vinte 15. Chris Evert ha già detto:

, riferendosi ai 18 titoli dello Slam posseduti da lei e dalla nemica/amica Martina Navratilova.

Dovesse vincere la sua 31esima partita consecutiva, arriverebbe a quota 16. Maria Sharapova, campionessa in carica, va invece a caccia del quinto titolo Slam. L’impressione è che la prima evenienza sia molto più probabile della seconda.

D’altra parte, Maria è riuscita in molte cose assolutamente imprevedibili. Su tutte, far diventare l’odiata terra rossa la sua superficie preferita. Serena non diventerà mai la sua avversaria prediletta, ma si accontenterebbe di batterla anche solamente un’altra volta. Perché in palio c’è Parigi. E non solo.

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