E Sergio parlò

Non ho una grande passione per i “governi dei migliori”. Sembra tuttavia che Mattarella sia intenzionato a giocarsi la carta “finedimondo” – una riedizione in salsa anni 20 di quello che fu il governo Ciampi. E chiama Mario Draghi.
Stiamo spendendo tutta la credibilità che abbiamo, dichiarando a tutto il mondo che la nostra classe politica è, sostanzialmente, da commissariare.
Ma chi sarà disposto a saltare sulla barca dell’ex Presidente della BCE ed ex Governatore di BDI? Certamente il PD e, con tutta probabilità, anche FI. E’ facile ipotizzare che Bonino e i (pochi) soci, il MAIE e altri pezzetti di Parlamento seguiranno il PD.
E’ chiaro che Renzi dovrà starci, in fondo è quel che voleva lui.
Altro discorso sono i grillini i quali rischiano la frattura interna con un gruppo di pasdaran al seguito di Dibba e una corrente di governisti al seguito di Giggino il Bibbitaro.
La Meloni sta stappando il frizzantone: con Draghi, se Draghi sarà, saranno lacrime e sangue (credo che i dipendenti pubblici possano serenamente dire addio al rinnovo contrattuale) e Giorgietta è pronta a capitalizzare tutto lo scontento che ne deriverà.
Resta l’ex comunista padano al quale tocca una decisione grama: dar retta a Giorgetti ed appoggiare il Governo del Presidente (e quello Draghi lo sarebbe per definizione) o seguire la Meloni.
Credo che le pressioni del Quirinale su via Bellerio siano appena cominciate.
Un dato è certo: Mattarella non vuole il voto, lo ha detto a chiare lettere e lo ha rimarcato più volte. Il suo intento è quello di rassicurare i mercati, gli alleati europei (specie i tedeschi) e porre un freno alla insipienza dei due rami del parlamento e dei partiti.
Non sono affatto certo che il tentativo possa andare in porto, ma la scelta è chiara.
Va riconosciuto a Sergio il timido di aver rotto il suo tradizionale silenzio in modo secco, segno che sul Colle c’è davvero preoccupazione.
Un’ultima notazione: Renzi è antipatico, cattivello e vendicativo. Avrà anche il due per cento e l’astio di buona parte dell’opinione pubblica, ma se in Inghilterra c’è un Duca di Warwick, un kingmaker, oggi è lui e non certo Bettini.
CB