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SANREMO. LA PRIMA SERA LA VERA STAR E’ FIORELLO

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Parte il Festival 2018. Baglioni punta tutto sulla musica e fa esibire da subito tutti e venti i big. Fiorello domina il palco come fosse lui il conduttore. Le pagelle –

È Fiorello, da ospite, ad aprire la sessantottesima edizione del Festival di Sanremo. Tiene il palco con la solita grinta un po’ irriverente: se la prende con la Rai, con la politica, con i bitcoin. È lui a introdurre un Baglioni malinconico (e un po’ melenso), come ci si aspettava fin dall’annuncio della sua direzione artistica. Quando poi entrano in scena gli altri due – Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino – la diretta acquista nuovamente dinamicità.

Per colpa di una laringite, Laura Pausini, attesissima ospite, non sale sul palco ma si collega al telefono. Per vederla all’Ariston bisognerà aspettare la finalissima di sabato. Prontamente la sostituisce Fiorello, che regala una versione semiseria di “E tu” in duetto con Baglioni.

Il Teatro Ariston

Nel corso della serata cantano proprio tutti, anche Favino e la Hunziker. Verso mezzanotte arriva Gianni Morandi e duetta prima con Baglioni poi con Tommaso Paradiso, dimenticandosi per qualche minuto – vuoi anche per l’intensità dei brani (rispettivamente “Se non avessi più te” e “Una vita che ti sogno”) – della parentesi Rovazzi. Quando ancora devono esibirsi pochi ultimi big fa irruzione sul palco l’intero cast del film “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino. Contemporaneamente, Baglioni suona “Bella senz’anima” al pianoforte.

La puntata si conclude con l’annuncio di una classifica parziale di gradimento. Si tratta in realtà della suddivisione delle canzoni in tre colori: blu per i più apprezzati, giallo intermedio, rosso per i meno apprezzati. Ma tutto cambierà ancora.

Qui le pagelle (in ordine di esibizione) di tutti i big in gara al Festival 2018.

AnnalisaIl mondo prima di te. Canta con la delicatezza di una piuma che ondeggia nell’aria e la forza di una lama affilata che squarcia una tela. Punta tutto sulla vocalità e su un’intonazione come sempre impeccabile. Voto: 9

RonAlmeno pensami. Il suo pezzo è nostalgico e avvolgente. Suona la chitarra con la nonchalance di una scampagnata tra amici. Ha l’esperienza e la consapevolezza di chi può vantare una grande carriera. Voto: 8

The KolorsFrida. Troppo rumore per nulla. Suonano talmente forte che non si capiscono le parole della canzone. Forse pensavano di partecipare a una sagra paesana. Voto: 3

Max GazzéLa leggenda di Cristalda e Pizzomunno. È un vero poeta che declama i suoi versi strofa dopo strofa. Racconta una fiaba arricchendola di colori, suoni, luci, ombre. Con questo espediente ha una buona intuizione: non si può non ascoltarlo con attenzione dall’inizio alla fine. Voto: 10

Ornella Vanoni, Bungaro e PacificoImparare ad amarsi. Pilastro della musica italiana, la Vanoni è accompagnata dai suoi autori. Salendo ancora, alla sua età, sul palco dell’Ariston dà prova di grande coraggio. La canzone, invece, non è niente di nuovo sotto il sole. Voto: 6

Ermal Meta e Fabrizio MoroNon mi avete fatto niente. Testo profondo e intenso, non c’è che dire. Ma le due voci non si incontrano mai. Colpa, forse, dell’arrangiamento poco felice o delle tonalità ai due estremi. Certo ci mettono anche del loro entrando troppo nella parte. Voto: 5

Mario BiondiRivederti. Un brano intimista costruito sul registro vocale bass-baritonale che esplode, senza apparente motivo, nell’acuto finale. Nel complesso un pezzo inconcludente, che non fa venir voglia di riascoltarlo. Voto: 4

Roby Facchinetti e Riccardo FogliIl segreto del tempo. Due grandi voci non sempre intonatissime. La canzone non ha una vera anima. Sembra assumere l’identità di alcuni famosi (e già sentiti) brani dei Pooh. Voto: 5

Lo Stato SocialeUna vita in vacanza. Il rap che non è rap, ma è trash. Già dal loro atteggiamento sul palco è chiaro che vorrebbero fare i rottamatori della musica italiana. Tra cappelli con visiera e occhiali da sole hanno pensato anche di sostituire la scimmia di Gabbani con la caricatura di una vecchia che balla. Ridicoli. Voto: 1

NoemiNon smettere mai di cercarmi. È la Noemi dell’ultimo disco, che graffia tutto quello che incontra nel suo percorso. È incisiva, profonda, agguerritissima. Il brano molto orecchiabile e riconoscibile. Voto: 9

DecibelLettera dal Duca. Cantante di mestiere, Ruggeri porta a casa il risultato. Alla canzone e all’interpretazione manca ancora, però, quel guizzo che fa la differenza. Continuando così probabilmente si allontanerà dal podio. Voto: 7

Elio e le storie teseArrivedorci. È la loro ultima esibizione insieme, poi si scioglieranno. Vestito da genio della lampada, Elio riassume la carriera del gruppo e saluta il suo pubblico. Non so se fa ridere o piangere, ma sicuramente non commuove. Voto: 5

Giovanni CaccamoEterno. Per lui Sanremo è un appuntamento fisso. Quest’anno cambia look e imita Fabrizio Moro. Si presenta con il tipico brano da metà classifica, senza infamia e senza lode. Negli acuti stona fragorosamente. Voto: 2

Red CanzianOgnuno ha il suo racconto. Una vecchia gloria che continua a fare il fuoriclasse. La canzone non è bellissima, ma è molto potente e di difficile esecuzione. Voto: 8

Luca BarbarossaPassame er sale. Canta in dialetto ma mantiene un atteggiamento istituzionale. Presenta un brano malinconico/popolare. Il risultato è curioso, da riascoltare. Voto: 7

Diodato e Roy PaciAdesso. Assolo di tromba. Poi due voci che cantano sulla stessa tonalità e si completano a vicenda. Il brano è però troppo ripetitivo e urlato. Più brava l’orchestra di loro. Voto: 4

Nina ZilliSenza appartenere. Più elegante che brava. Canta, ancora una volta, una canzone incolore e poco incisiva. Non a caso, una volta finito Sanremo scompare sempre. Voto: 3

Renzo RubinoCustodire. Dal suo sguardo non trapela neanche un sorriso. Canta impassibile un brano profondo e difficile. Al secondo ascolto il giudizio potrebbe cambiare. Voto: 6

Enzo Avitabile e Peppe ServilloIl coraggio di ogni giorno. Loro hanno anche il coraggio di presentarsi sull’Ariston lasciando a casa la voce. Appaiono male assortiti e cantano una tipica canzone sanremese di basso livello. Meno male che si sono esibiti così tardi. Voto: 2

Le VibrazioniCosì sbagliato. Tornano al Festival nella loro formazione originale pensando di essere a Sanremo 2005. Sono coerenti nel ritmo ma fuori dal tempo. Il tutto condito da qualche bella stonatura. Voto: 3

 

Gianluca Basciu

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